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Il parroco esorcista oggi saluta San Michele

di Gabriele Bassanetti
Il parroco esorcista oggi saluta San Michele

Dopo 29 anni e il trasferimento a Rubiera, don Ermes Macchioni saluta i fedeli «Lascio una comunità bellissima, c’è chi voleva protestare ma l’ho fermato»

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Oggi don Ermes Macchioni saluta la sua comunità, quella della parrocchia di San Michele, che lascia dopo 29 anni. La creazione dell’Unità pastorale Sassuolo sud comporta cambiamenti e tocca anche al parroco di più lunga permanenza. Don Ermes era arrivato a San Michele nel 1986, con la comunità locale è cresciuto anche lui. Andrà a Fontana di Rubiera, dove svolgerà il suo servizio pastorale ma soprattutto, continuerà a ricoprire il ministero di esorcista diocesano.

«Il Vescovo ha voluto che mi avvicinassi un po’ di più a Reggio Emilia proprio per proseguire in questo mandato. Ho obbedito volentieri alla chiamata, è una regola che fa parte della nostra vita sacerdotale, negarla ci metterebbe in conflitto prima di tutto con la nostra coscienza».

Don Ermes abiterà a San Michele ancora per un po’: «A Fontana la canonica è in ristrutturazione. Da domani il mio servizio a San Michele finisce e andrò a svolgerlo di giorno nella nuova sede, poi tornerò qui a dormire finchè la struttura sarà pronta».

Ventinove anni, quasi trenta non si possono cancellare: «Sono stato molto fortunato ad aver vissuto qui per tanto tempo. C’è stata una crescita umana e di comunità esponenziale, si sono approfondite relazioni, conoscenza, condivisione dei problemi della gente, abbiamo vissuto insieme momenti belli e altri molto difficili, nei quali credo che il parroco abbia svolto davvero il ruolo di punto di riferimento. Quando alcuni anni fa ho celebrato il mio 25° anniversario in parrocchia mi sono reso conto davvero di quanto l’inserimento in questa comunità fosse completo, il pastore buono che vive con il suo gregge e conosce tutti uno per uno».

Anche la comunità è cresciuta con don Ermes: «Quella di San Michele è una realtà meravigliosa, fatta di persone attente, attive, responsabili, pur con le loro umane fragilità. È una realtà molto collaborativa ed entusiasta. Per la mia ultima omelia ho provato a fare un elenco delle cose che abbiamo fatto insieme, mi sono venute quattro facciate che non credo riuscirò a leggere per intero nella celebrazione».

Con le Unità pastorali ci sono tanti cambiamenti e la figura del parroco come è stata la sua, scompare. Fra l’altro a San Michele e Pigneto non ci sarà una presenza fissa: «Adesso la regola impone il cambiamento dopo un massimo di 9 anni. Per quello che ho provato io, una lunga vita in una parrocchia è un’esperienza assolutamente esaltante. Non credo comunque che la comunità resterà abbandonata, cambia la situazione e io sinceramente non so in che modo, ma sono sicuro che San Michele continuerà ad essere importante e ben seguita».

Sicuramente ci sono state proteste e dispiacere per la sua partenza: «Magari all’inizio qualcuno avrebbe voluto protestare ma li ho fermati. La scelta dell’obbedienza è parte della nostra vita di chiesa. Ho avuto tanti attestati di stima e di autentico affetto. C’è una signora anziana con cui ci conosciamo da sempre che mi ha detto di non riuscire a darsi pace; un’altra persona che mi è venuta a trovare pochi giorni fa mi ha detto una cosa che trovo bellissima: padre, quando la guardo mi sento tranquillo. Saper dare questa sensazione di sicurezza, che il lungo camminare insieme ha generato, è il mio regalo più bello».

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