Protesta contro Equitalia, manifestanti in tribunale
Decine da tutta Italia per il sassolese Merlino, ieri imputato per diffamazione Un happening con predicatori, funerali, allegorie dell’Italia e tante accuse
Avevano annunciato che sarebbero arrivati da tutta Italia in corso Canalgrande davanti al tribunale per sostenere Mauro Merlino, il 46enne sassolese imputato per diffamazione nei confronti di Equitalia (in un video di tre anni fa diceva che la società instiga la suicidio). E sono arrivati.
Una cinquantina di persone (30 per la Questura) tutte legate tra loro dalle loro lotte contro Equitalia e l’ex presidente Attilio Befera hanno inscenato un happening politico durato quasi tutta la mattina. Una manifestazione non autorizzata: ora la Questura dovrà decidere se e chi dovrà denunciare.
Tafferugli e scene di violenza non ce ne sono stati. Tanta rabbia, tanto livore da parte di gente che si sente rovinata dal comportamento della società concessionaria per la riscossione dei tributi e dal pugno di ferro dell’ex presidente che, ripetono, ha sempre colpito solo i “piccoli”, i più indifesi. Sono volate parole grosse, anche offese. Si è vista gente piangere, fermare i passanti per raccontare la propria storia, scambiare indirizzi e numeri. C’erano i “forconi”. E poi c’erano anche bandiere politiche, come quella della Lega Italica, formazione nata recentemente a Roma. Arrivavano dalla Sicilia, Calabria, Lazio, Veneto, Liguria e Lombardia per sostenere Merlino, secondo loro vittima di un’intimidazione da parte di Befera. Per questo hanno atteso che terminasse l’udienza davanti al giudice Tirone che, per motivi di mancate notifiche, ha rinviato tutto al 22 dicembre.
La cronaca della giornata inizia alle 9 quando il gruppo si raduna davanti all’ingresso iniziando ad alzare la voce attirando i passanti. «Befera non verrà - grida Merlino riscuotendo applausi - sono dei vigliacchi. Stanno lontano anche quando ti denunciano per spaventarti. Befera, vergognati. Mi hai denunciato e non vieni neanche in tribunale ad assistere». E più tardi, dopo l’udienza, griderà coperto di applausi: «Non è venuto! Befera ha avuto paura!»
Mentre le telecamere del programma “Quinta colonna” di Rai4 riprendevano l’happening intervistando i partecipanti, prendevano la parola altri esponenti. Il veneto Gaetano Ferrieri che ha definito Equitalia «un società a delinquere, dedita all’usura». Un’accusa ripetuta da tanti altri che hanno puntato il dito contro la querela a Merlino come strumento violento per mettere a tacere. «Infatti il dialogo non c’è. Befera non è venuto», ha ripetuto Merlino. Intanto Davide Fabbri, detto “il Vichingo di Cervia”, attore, ex spogliarellista e partecipante all’”isola dei famosi”, fan di Mussolini, ha incarnato un focoso predicatore stile western: brandendo il crocifisso ha intimato a Befera di pentirsi. Roberto Corsi e l’allegoria dell’Italia sono arrivati in corteo mentre dalle sue spalle veniva trasportata una bara vuota davanti all’ingresso del tribunale per inscenare “il funerale della giustizia” non senza lanciare accuse alla magistratura. La bara è stata poi usata anche da Corsi per una sorta di funerale: si è chiuso dentro, poi la bara è stata anche data alle fiamme, subito spente.
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