Draghetti: «Non sapevo della demolizione»
Cavezzo. L’ex sindaco a giudizio: «La verità è nelle carte, conto di essere giudicato con oggettività»
CAVEZZO. «La verità è negli atti, quello che mi sono sempre augurato e che auspico avvenga almeno nel dibattimento è che quegli atti vengano esaminati con l’oggettività che possono esprimere, al di là di ogni interpretazione preconcetta».
Stefano Draghetti, l’ex sindaco di Cavezzo, risponde così all’indomani del suo rinvio a giudizio per falso ideologico in atto pubblico, assieme a tre vigili del fuoco, un caposquadra che operava a Cavezzo e due dirigenti del “cratere sismico” accusati a loro volta di falso e omissioni nella demolizione di palazzo Paltrinieri.
Sindaco, dispiaciuto?
«Ovvio che dispiace quando ci sono di mezzo problemi di questa natura emersi nell’ambito di un impegno a favore della comunità in un contesto grave quale il terremoto. E persone con cui hai condiviso tanto, anche l’infanzia. Ma non cerco commiserazione, anche perché ci sono state affermazioni e circostanze eufemisticamente sgradevoli».
Ma scusi, non ha spiegato queste cose al pubblico ministero?
«Credevo di averlo fatto, durante l’interrogatorio, evidentemente le convinzioni erano altre...».
Lei ha firmato un’ordinanza l’8 giugno, quando la demolizione era iniziata il 7. Le viene contestato questo falso.
«Con i vigili del fuoco che operavano c’era l’intesa di completare la demolizione dell’edificio adiacente, che aveva collassato. Il giorno successivo ho partecipato a Mirandola ad una giunta dei Comuni dell’Area Nord e ho accompagnato l’onorevole Pierferdinando Casini che voleva sincerarsi della situazione a Cavezzo. Al mio rientro in municipio c’era un’ordinanza da firmare, preparata dagli uffici competenti».
Hanno sbagliato loro?
«Sbagliato... Non penso. Mi è stato riferito che i vigili del fuoco si erano presentati rappresentando il pericolo di crollo dell’edificio. Gli uffici hanno chiesto una relazione in merito per poter regolarizzare la demolizione, e la relazione è stata presentata, così a quel punto è stata predisposta l’ordinanza. Vorrei si ricordassero il clima e le condizioni di lavoro di quei giorni...».
Ma perché firmare un’ordinanza che disponeva una demolizione già eseguita?
«Ripeto, fino a quella sera non sapevo che la demolizione fosse stata eseguita. Io a quel punto ho firmato un’ordinanza predisposta sulla base di una relazione tecnica motivata della quale non avevo motivo di dubitare, ovvero che durante la demolizione del primo edificio fossero emerse criticità tali da rendere necessaria la demolizione anche di quello adiacente. Quella sera la demolizione peraltro era già stata eseguita, non c’erano più scelte da fare».
Fatto sta che a gennaio la processano a Modena, davanti al Tribunale.
«Già, e mi auguro con tutta l’obiettività possibile. Da tre anni a questa parte rispondo alle stesse domande sempre allo stesso modo, mi auguro che alla fine di questa storia si possa comprendere una chiarezza che per me è già tale, poichè ho vissuto di persona quelle situazioni».
Intanto incassa la solidarietà di Viaggi e del Pdo locale...
«Non sapevo, e non posso che ringraziare. Dopo le elezioni sono rientrato al mio lavoro, e non ho più il tempo e la disponibilità per una frequentazione così assidua...».
Alberto Setti
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