Gazzetta di Modena

Modena

San Cesario, imprenditore si toglie la vita in azienda

San Cesario, imprenditore si toglie la vita in azienda

 Il 69enne Claudio Trevisi non ha retto alle difficoltà che attraversano Ossidan e Rimas, le imprese che aveva fondato

2 MINUTI DI LETTURA





SAN CESARIO. Per quelle due aziende aveva speso energia, passione e denaro. La mattina Claudio Trevisi era il primo ad arrivare e la sera l’ultimo ad andarsene. Anche nell’ultimo periodo quando le cose avevano preso una piega sbagliata per colpa della crisi. Ma l’idea di lasciare senza un futuro la sua famiglia “allargata”, fatta di 32 lavoratori non riusciva ad accettarla. Aveva anche pensato ad intraprendere la strada del fallimento o quella del concordato, ma prima di ammainare la bandiera aveva voluto fare un ultimo, disperato tentativo. Voleva salvare la Ossidan e la Rimas, le sue creature a cui era legato dall’affetto di decine di anni di lavoro. Con i suoi due soci aveva esplorato anche forme innovative di salvezza, ma il cruccio di non riuscire a garantire il lavoro agli operai lo aveva con il tempo logorato.

L’imprenditore 69enne, originario di Modena, ha scelto la strada più drammatica: si è tolto la vita in azienda, nel capannone per cui aveva dato passione, impegno e tempo. A costo di vedere continuare le due attività, specializzate in trattamenti termici e verniciatura di componenti, era anche pronto a fare un passo indietro, come del resto aveva annunciato ai lavoratori nell’ultima riunione, avvenuta lunedì pomeriggio in municipio a San Cesario.

Perché la società aveva ancora liquidità per garantire l’ultimo stipendio arretrato (agosto) così come eventualmente il Tfr, ma era la voce “debiti” che pesava e aveva costretto Trevisi e i suoi due soci ad abbassare le serrande negli ultimi giorni. Eppure uno spiraglio si intravedeva, c’era un compratore pronto a rilevare quantomeno un ramo d’azienda, qualcuno che avrebbe potuto permettere ad alcuni operai di non restare senza un reddito e la dignità del lavoro, due cardini su cui il 69enne aveva poggiato la propria esistenza.

Un capitano d’impresa di vecchio stampo, che si sporcava le mani di fianco ai suoi ragazzi. Quelli a cui era stato costretto a confessare le difficoltà economiche, quelli a cui - aveva capito - non avrebbe più potuto offrire un lavoro. Di fronte a ciò ha messo da parte la sua storia imprenditoriale, fatta di successi e traguardi, lasciandosi travolgere dall’ombra del fallimento. Trevisi non l’avrebbe mai accettato. (fd)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google