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La ceramica svolta dopo gli anni di crisi e supera i 5 miliardi

La ceramica svolta dopo gli anni di crisi e supera i 5 miliardi

L’annuncio a Palazzo Ducale di Sassuolo per la conferenza del Cersaie: il fatturato nel 2015 torna ai livelli di 8 anni fa

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Le soglie superate dalla ceramica italiana in questo 2015 sono non solo quantitative ma anche psicologiche. La produzione supera nuovamente i 400 milioni di metri quadrati, che sembravano irraggiungibili da quando era cominciata la crisi. Il fatturato supera i 5 miliardi di euro, anche questi mai più raggiunti da quando l'economia mondiale frenò mettendo in crisi tutti i settori dell'edilizia.

La prima volta della conferenza stampa internazionale di Cersaie a Sassuolo, all'interno di Palazzo Ducale, si può considerare fortunata anche per i contenuti, presentati da Emilio Mussini, presidente della Commissione fiere e promozione di Confceramica a una platea di giornalisti provenienti da tutto il mondo.

Prima della crisi la ceramica produceva 600 milioni di metri quadrati ma quell'obiettivo appare irraggiungibile. Il settore si è riposizionato, nella quantità ma anche nella qualità. I 400 milioni invece rappresentavano una sorta di soglia. Il suo superamento, anche se disegnato in proiezione perchè a fine anno mancano ancora tre mesi, è motivo di grande soddisfazione. Va anche considerato che altri 80 milioni di metri vengono prodotti da aziende ceramiche italiane negli stabilimenti che nel frattempo hanno realizzato in territorio estero, dove la ceramica viene acquistata. In particolare nel distretto ceramico in Tennessee e in numerose fabbriche dell'Est europeo. Aggiungendo questa produzione, che fa comunque parte del totale realizzato da marchi italiani, non arriviamo lontano da 500 milioni di metri, che consentono alla ceramica di casa nostra di contendere ancora una buona fetta di mercato. Non più quanto una volta ovviamente, visto che oggi nel mondo si producono oltre 10 miliardi di metri e quelli scambiati sui mercati internazionali sono quasi due miliardi e mezzo. Ma l'Italia detiene ancora il 16% del mercato mondiale ed è molto redditizio in valore perchè posizionato nella fascia alta, quella che viene acquistata perchè c'è il marchio made in Italy. Altra soddisfazione viene dal fatto che quest'anno il prodotto ceramico italiano, è stato acquistato di nuovo in tutto il mondo. L'Europa ha perso il suo ruolo di ancora di salvezza, mantenendo un segno positivo ma calando in alcuni Paesi (a parte la Germania, più 6,5%). Ma piazze come quella statunitense, sprofondate negli anni passati a numeri minimi, hanno visto incrementare le quote dell'export italiano del 32%; 11% è la crescita in Asia.

«Il settore ceramico italiano - ha spiegato Emilio Mussini - solo quest'anno ha investito 300 milioni, il 6% del fatturato, solo per quanto riguarda l'ammodernamento tecnologico. A questo si deve aggiungere tutto quello che la piastrella ha fatto in termini promozionali, soprattutto il marchio Ceramic tiles of Italy, che abbiamo concepito 30 anni fa e recuperato negli ultimi 12 con iniziative fieristiche e promozionali in collaborazione con Ice».

Infine i numeri di Cersaie 2015: 872 espositori di cui 319 stranieri; nella ceramica 491 di cui 255 italiani; nell'arredobagno 226 totali (la più grande fiera di settore del mondo).

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