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Terremoto alla Meta, indagati il sindaco di San Felice e il suo tecnico

Terremoto alla Meta, indagati il sindaco di San Felice e il suo tecnico

San Felice. Chiusa l’inchiesta per la tragedia che spezzò tre vite: in 4 sotto accusa, tra cui Silvestri e l’ingegner Castellazzi

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SAN FELICE. Svolta finale nelle indagini sulla tragedia che il 29 maggio del 2012 spezzò la vita di tre persone alle Meta di San Felice.

Nell’atto con cui il sostituto procuratore Luca Guerzoni annuncia la conclusione della sua lunga e delicatissima inchiesta - l’unica rimasta in piedi dopo i crolli del terremoto nel Modenese - vengono estese gravi accuse al sindaco di San Felice, Alberto Silvestri, e al capo dell’ufficio tecnico del Comune, ingegner Daniele Castellazzi.

Non solo: uno dei comproprietari della ditta che operava al polo industriale di San Felice, Paolo Preti, passa dalla posizione di parte offesa dei presunti delitti a quella di indagato.

LE INDAGINI Degli altri indagati, ne resta invece solo uno, il tecnico Claudio Terrieri che in quei giorni stava assistendo la ditta nei lavori di messa in sicurezza, dopo i danni del primo terremoto, quello del 20 maggio.

Il sostituto procuratore titolare dell’inchiesta ha invece chiesto l’archiviazione per tutti gli altri indagati, tra i quali i costruttori dello stabilimento. E questo dopo mesi di valutazioni, controlli ed esami di carattere giuridico, suffragati dal tecnico di fiducia della Procura della Repubblica, professor Trombetti.

La notifica della conclusione delle indagini prelude alla richiesta di rinvio a giudizio che - almeno a leggere le motivazioni addotte nella notifica dal magistrato - sarà difficilmente schivata da tutti e quattro gli indagati, alcuni dei quali faranno comunque l’ultimo estremo tentativo di chiedere di essere interrogati, per rovesciare il convincimento della Procura.

Convincimento che verte su due reati. Anzitutto il concorso nella morte di tre persone: l’ingegner Gianni Bignardi di 55 anni, gli operai Mohamad Azarg di 46 e Kumar Pawan di 31. Il primo era uno stimato ed amato ingegnere strutturista. Quando ci furono le scosse del 29 maggio stava valutando assieme a Terrieri ed ai proprietari i lavori di messa in sicurezza che erano stati effettuati in quei giorni, dopo la scossa del 20 maggio.

Gli altri due erano operai, che l’impresa aveva richiamato in servizio dopo avere ottenuto un primo certificato, sottoscritto dal tecnico, geometra Terrieri. Il quale, per avere maggiori rassicurazioni, aveva chiesto una consulenza ulteriore a Bignardi, travolto da un trave mentre assieme agli altri - scampati per un soffio - cercava di trovare rifugio all’esterno dell’edificio in località Ramadini.

LE ACCUSE L’accusa per quelle morti verte sul fatto che ad acconsentire il rientro in fabbrica sarebbe stato un concorso di colpe.Quelle del sindaco e del tecnico comunale, che avevano diramato un provvedimento con il quale autorizzavano tecnici privati non qualificati dalla Protezione civile (di qui l’accusa a Terrieri) di assicurare la agibilità provvisoria di case e fabbriche (di qui l’accusa a Preti, quale proprietario). Finanche peggiore per il capo del Comune e per Castellazzi la seconda accusa, tradotta nel reato di falso: in soldoni, durante le indagini la Procura della Repubblica si è accorta che quel primo provvedimento adottato dal Comune era stato cambiato dopo il tragico crollo, infilando nel fascicolo della Meta un provvedimento diverso, presumibilmente allo scopo di alleggerire le corresponsabilità del Comune.

Alberto Setti

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