Modena, pasticciere voyeur: condanna a 8 mesi
Il giudice ordina anche di pagare al più presto 10mila euro a ogni operaia che spiava in bagno con le telecamere
MODENA. È una stangata, la condanna arrivata al pasticciere accusato di voyerismo verso le sue dipendenti. Se la Procura aveva chiesto cinque mesi di carcere per aver cercato di carpire immagini della vita privata delle sue dipendenti, ieri sera il giudice Luigi Tirone ha deciso di aumentare la pena a otto mesi di carcere. La condizionale, ha letto nella sentenza, sarà applicata solo se il pasticciere pagherà 10mila euro di provvisionale a ciascuna delle due parti civili - due ex dipendenti delle 4 che lo hanno denunciato - entro sessanta giorni dalla sentenza. Il condannato è Mauro Mattioli, 48 anni, modenese, titolare di una nota pasticceria cittadina, difeso dall’avvocato Alessia Massari.
La vicenda aveva fatto scalpore già al suo debutto in aula. Due delle quattro pasticciere, decise ad andare fino in fondo: assistite dagli avvocati Francesca Malagoli e Pier Francesco Rossi, si sono costituite parti civili mentre in negozio le altre due hanno continuato a lavorare anche dopo la denuncia.
I fatti risalgono a un giorno preciso, il 29 settembre 2012, esattamente tre anni prima della sentenza di ieri.
Nella tarda mattinata, un’operaia si assenta dal lavoro per andare in bagno. Si siede sulla tazza del water e al momento di prendere la carta igienica si accorge che il portarotolo è bloccato. Dentro trova un piccolo “occhio”. È l’obiettivo di una telecamerina ed è puntato sul retro del water. Spaventata si guarda attorno e scopre che esattamente davanti a lei c’è un altro “occhio”. Collegato con una canalina, porta fino a un armadietto dove si trova una scatola. Avvisa subito le colleghe, mentre il titolare e fuori. Fotografano tutto e poi per la pausa pranzo si trovano in un bar vicino per discutere la sconcertante scoperta in un bar vicino. Prima di uscire, incrociano il titolare, gli raccontano delle telecamere in bagno, lui minimizza. Ma quando tornano, il pasticciere ha già fatto sparire tutto. Spiega alle dipendenti che si tratta di un equivoco, si scusa, dice che voleva solo “incastrare” una operaia lavativa che si chiude in bagno per telefonare. Ma alle operaie non è basta: l’offesa e lo stupore per la scoperta di questa violazione della loro intimità le spinge a sporgere denuncia. Quattro di loro lo hanno fatto. Due si sono poi licenziate diventando inseguito parte civile.
Al processo, la difesa ha prodotto una consulenza che doveva dimostrare che si trattava di un reato impossibile perché non era stato trovato niente. Nessuno aveva mai visto filmati o fotografie e l’apparrecchiatura era sparita dopo la pausa pranzo. Ma le fotografie scattate prima che sparisse tutto sono state prodotte e il giudice le ha ritenute decisive.
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