Bona, o "Bonissima" la statua più celebrata di Modena resta un enigma
Storia e leggende attorno alla nobildonna seguendo le tracce della città medievale
MODENA. Celata tra i fasti dei palazzi signorili, la Modena medievale riemerge imperiosamente con la sua cattedrale. Lasciata piazza Matteotti con la chiesa del Voto alla nostra sinistra, imbocchiamo il corso e immergiamoci nell’epoca di cavalieri, re, trovatori e trovieri sfogliando quel meraviglioso libro di pietra che è il Duomo.
Non c’è modenese che sin dalla più tenera età non abbia messo piede dentro la cattedrale, scrigno di incommensurabili tesori e antologia di racconti e aneddoti che necessitano di un compendio a sé stante e che quindi ci limiteremo ad ammirare proseguendo la nostra passeggiata in direzione di Corso Canalchiaro.
Qui sorgeva il nucleo più antico della città, risorta attorno alla cattedrale, dopo i fasti dell’impero romano e la seguente caduta e abbandono. A testimonianza di quel tempo, resta un gruppo di case poste proprio sulla curva tra corso Duomo e Canalchiaro. Questi edifici conservano tuttora tracce della loro origine medievale nonostante abbiano subito notevoli interventi durante gli anni Venti del secolo scorso.
Casa Roteglia, Casa Borelli-Moggi, Casa Bergamini, Casa Zoboli come le vediamo oggi, sono frutto di un restauro in stile che ne ha calcato i tratti medievali, facendole diventare qualcosa di avulso dal resto dei palazzi circostanti, ma al contempo ne ha esaltato e valorizzato la peculiarità.
Se alziamo lo sguardo dalle vetrine di Popoli, possiamo scorgere pregiati decori del sottotetto che incorniciano parte dell’edificio, le tre logge sovrapposte (che però non sono medievali, bensì del 1927) numerosi affreschi, una bella immagine dell’Immacolata e soprattutto gli sporti con le sbarre in ferro questi sì risalenti ai secoli bui.
Se siete particolarmente curiosi, potreste continuare la passeggiata lungo le strette vie che si diramano a destra e sinistra di Corso Canalchiaro alla ricerca delle antiche targhe alfanumeriche che contrassegnavano i numeri civici secondo al suddivisione del catasto settecentesco; se invece volete continuare il percorso medievale l’appuntamento è in Piazza Grande in angolo con via Castellaro, dove ci attende una signora che sa tutto di noi, dato che ci contempla dall’alto dal 1268.
È la “Bonissima” la cui identità è riconducibile ad una nobildonna di nome Bona che tanto si adoperò per i bisognosi durante una delle frequenti carestie che colpirono il nostro territorio all’epoca.
Ci sono alcuni misteri attorno a questa statua alta 137 centimetri e abbigliata in modo semplice con una tunica e una cotta. Uno di questi è capire cosa stringa realmente tra le mani. Se ad una prima occhiata pare che la donna sorregga una borsa nella mano destra, alcuni studiosi hanno invece detto che si tratta di un cappuccio con il quale Bona era solita celare il capo per andare a chiedere l’elemosina ai suoi pari ceto per poter sfamare i meno abbienti. I ricchi della città le negarono la carità e la scacciarono; solamente una famiglia povera l’accolse in casa e le donò la mela che stringe nella mano sinistra (anche se un’altra versione vuole che sia un melograno, frutto che veniva usato per rappresentare Matilde di Canossa).
La donna organizzò un grande banchetto con quanto raccolto riservando i piatti migliori ai poveri, mentre ai ricchi servì pane raffermo. Una versione meno epica dell’origine di questa statua vuole che essa rappresentasse l’insegna dell’Ufficio della Buona Opinione (o Buona Estima - nome che in dialetto viene pronunciato con parole che ricordano appunto il suono di “Bonissima”). Questa interpretazione cambierebbe anche la natura degli oggetti stetti in mano dalla donna, che sarebbero una borsa di monete e un pomello di una bilancia (andata persa con i secoli) simboli, appunto, degli scambi commerciali.
La cosa certa è che la statua fu posta in piazza il 30 aprile (giorno in cui si festeggiava la traslazione del corpo di San Geminiano) dell’anno 1268 e che venne posta su un grandissimo piedistallo sul quale erano incise le unità di misura usate in quell’epoca, piedistallo che venne poi portato a metà del ‘400 a Palazzo Ducale ed usato come basamento per una fontana. Da quel giorno Bona ci guarda dall’alto e chissà quale banchetto ci preparerebbe se tornasse a giudicare il nostro operato.
Dal lato opposto della Piazza, fa bella mostra di sé la Petra (o Preda) Ringadora che è in realtà di origine romana, quindi ben più antica, ma che visse i suoi anni di gloria all’epoca dei Comuni quando fungeva da “Speakers’ Corner” o per mettere alla berlina i debitori. Nei secoli la pietra fu spostata un po’ attorno a tutta la piazza per ovviare a varie esigenze di spazio, finì addirittura contro le colonne del portico e dentro al Palazzo dei Musei da dove fu prelevata e ricollocato dov’è ora solo nel 1936.
Ultima vestigia di ciò che fu il Medioevo a Modena è l’antica porzione di mura risalente al ‘300 che si trova nel Parco delle Rimembranze, note come “Mura del Bonacolsi” dal nome del casato del grande Passerino.
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