Crollo alla Meta, il silenzio degli indagati
San Felice. In municipio non c’è voglia di parlare. La difesa del Pd: «Facile valutare a posteriori»
SAN FELICE. La chiusura delle indagini sul crollo della Meta, sotto le cui macerie morirono tre persone, è stata accolta con rammarico in Comune dove sono indagati il sindaco Alberto Silvestri e il capo dell’ufficio tecnico, Daniele Castellazzi a cui viene anche contestato il “falso” per aver cambiato un documento dopo il disastro nel capannone. Il sindaco, nonché presidente dell’Area Nord, ha scelto la strada del silenzio, decidendo di non commentare l’atto con cui il pubblico ministero Luca Guerzoni annuncia il “fine indagini”. Ora il pm chiederà il rinvio a giudizio dei quattro indagati (gli altri due sono il tecnico Claudio Terrieri e Paolo Preti, titolare di Meta).
A sostegno del sindaco Silvestri, ma allargando l’orizzonte anche a Cavezzo (l’ex sindaco Draghetti andrà a processo per la demolizione di palazzo Paltrinieri) e Finale (si attende la decisione del Consiglio dei ministri sull’eventuale scioglimento per gravi inadempienze amministrative), interviene il segretario provinciale del Pd, Lucia Bursi, che difende l’operato delle amministrazioni nei momenti dell’emergenza, pur auspicando valutazioni senza influenze esterne.
«Leggo di indagini, accertamenti, e relative polemiche, che riguardano alcuni dei sindaci dell’area colpita dal terremoto del 2012. L’auspicio, come sempre, è che gli organi deputati a svolgere indagini e approfondimenti possano lavorare con serenità e celerità per fare chiarezza su ogni situazione che possa ingenerare dubbi o sospetti. Al di là della specificità di ogni singola indagine e relativo contesto, quello che vorrei, però, ricordare a tutti è il grande impegno, il coraggio e il sacrificio, anche personale e familiare, con cui i nostri amministratori hanno lavorato, soprattutto nei giorni drammatici dell’emergenza post-terremoto. Operarono in uno scenario di urgenza pressante e di necessita, in assenza di un quadro normativo nazionale certo. Si dovettero fare carico di decisioni non procrastinabili e che imponevano risposte immediate. In tale situazione può pure essere che alcune decisioni siano state prese in fretta e, qualche volta, sull’onda dell’emotività, ma sempre, ne sono convinta, con l’obiettivo di essere di aiuto e supporto a un territorio ferito e a una comunità sconvolta. A posteriori siamo tutti capaci di fare valutazioni forse più adeguate, ma allora i sindaci seppero rispondere con i fatti e il lavoro al fianco delle loro comunità, lavoro, peraltro, riconosciuto dalle stesse comunità alle ultime amministrative».
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