«Il paesaggio dà valore a case e terreni»
Uno studio di Cia regionale assegna fino a un 15% in più agli immobili su fondi agricoli in contesti ambientali di pregio
Il terreno e le abitazioni sui fondi agricoli valgono fino al 15% in più se inserite in un contesto ambientale gradevole. In altre parole, il bel paesaggio dà un valore aggiunto anche agli immobili agricoli.
Il calcolo e la valutazione arrivano dalla Cia dell’Emilia Romagna attraverso uno studio condotto in collaborazione con Accademia dell’Agricoltura e l’associazione Promoverde che, esaminando casi campione in regione, ha attribuito percentuali di incremento degli immobili e dei terreni a seconda del contesto paesaggistico, ben curato o, all’opposto, degradato.
Lo studio è stato presentato a Milano all’Expo e parte dal concetto di “bel paesaggio” fino ad arrivare a una espressione numerica che ne esprima il contenuto. Il tutto attraverso calcoli e considerazioni complesse.
«Questo valore è influenzato da diversi fattori come la diversità biologica, l’importanza culturale e storica dei luoghi, il loro valore estetico, le possibilità di ricreazione e l’interesse scientifico ed educativo dei siti», ha detto Maurizio Pivetti, agronomo della Cia di Modena, il quale ha riportato anche casi concreti. «Le esperienze che portano alla determinazione di un valore agli aspetti paesaggistici - ha detto Pivetti - riguardano anche alcune grandi opere: nella costruzione della strada Pedemontana e della tangenziale di Nonantola si è introdotto un parametro applicato ai soli fabbricati abitativi che tiene conto dell’alterazione del paesaggio se è comprovata la sua “qualità” derivante da emergenze ambientali di qualità come parchi, fiumi ed anche coltivazioni agricole di pregio. In tali situazioni si è introdotto un parametro che assegna fino al 3 % di indennizzo sul valore del fabbricato abitativo interessato».
Nello studio, a cui hanno collaborato Maria Luisa Boriani di Accademia e Pietro Sabbioni, tecnico della Cia di Bologna, sono state valutate aziende agricole di fascia collinare dal Bolognese fino a Parma. Nei soli fabbricati si evidenziano valori superiori fino al 10% in situazioni di bel paesaggio rispetto a situazioni di paesaggio degradato o poco significativo. Per i soli terreni l’incremento è intorno al 5-7% in presenza di coltivazioni ben curate e arboree. Estendendo il confronto a realtà di pianura e periurbane, dove maggiore è la differenza fra bel paesaggio e paesaggio degradato (periferie in particolare), il divario nelle valutazioni aumenta fino a raggiungere differenze anche del 15 -18 % in più per contesti pregevoli rispetto a contesti degradati a parità di strutture, coltivazioni e ampiezze poderali». Un terreno a seminativo in ambito di paesaggio periurbano “brutto” o degradato «ci indica una valore dell’8-10 % minore rispetto a terreni similari posti in aree lontane dai centri urbani - prosegue Pivetti - ma del 15-18 % se il contesto circostante è quello di una campagna ben curata, organizzata e produttiva».
Nei contesti di bel paesaggio i soli fabbricati abitativi segnalano valutazioni superiori alla media del 6-8% rispetto agli stessi in paesaggi “anonimi” o con forte presenza di infrastrutture (capannoni, ferrovie, autostrade) e ancor più se confrontati con paesaggi degradati (fino al 10-15 %). «Aziende prese nel loro insieme di terreni e fabbricati, simili per dimensioni e tipo, evidenziano valori maggiori anche del 10-12 % se poste in paesaggi tipici e strutturati e dove il prodotto è caratteristico - sottolinea Pivetti - come vigneti Doc o aree cerasicole come quelle di Vignola». L’assessore regionale all’agricoltura Simona Caselli, intervenuta alla presentazione, ha affermato che «il paesaggio è stato lasciato per troppo tempo a chi si occupava di cultura ed estetica, mentre deve far parte del modo di fare agricoltura e di proporre l’intero sistema Emilia Romagna (prodotti, gastronomia, turismo). Sono aspetti concreti su cui dovremo lavorare sempre di più nei prossimi anni».
«Un bel paesaggio è qualcosa di dinamico - ha detto Maria Luisa Boriani - che si sviluppa attraverso la ricerca di equilibrio tra esigenze produttive e conservazione del territorio. La tesi della ricerca è che si debbano accettare le trasformazioni del territorio, anche alla presenza di mostri meccanizzati per l’irrigazione, cercando tuttavia di non snaturarlo. La soluzione non è dunque nella tutela a tutti i costi del paesaggio museificandolo, ma accompagnandone il cambiamento in modo sostenibile, visto che è comunque influenzato dalle necessità produttive».
Per Antonio Dosi, presidente della Cia Emilia Romagna, ciò che interessa davvero all’agricoltore è la valorizzazione che emerge dalla sinergia tra agriturismi, vendita diretta, attrattive culturali, beni archeologici e territorio: «Noi dovremmo imparare dagli altri che sfruttano momenti del ciclo produttivo come eventi di attrazione, quale la fioritura dei ciliegi in Giappone. Qui non manca la fioritura dei frutteti. Potremmo legarla alla ricettività e ai prodotti tipici».
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