«Un’altra vittima della crisi senza fine»
La morte dell’imprenditore Claudio Trevisi. Cna: «Situazione d’emergenza». Confimi: «Con il Ceis servizio di supporto»
SAN CESARIO. «Un’altra vittima di una situazione economica che non si può più solo definire crisi, che parte da lontano e che continua ad avere effetti devastanti». Con queste parole il presidente di Cna, Umberto Venturi, interviene all’indomani del suicidio di Claudio Trevisi, titolare di Ossidan e Rimas, le due aziende in crisi per le quali enti locali e parti coinvolte stavano cercando soluzioni possibili. E Venturi non manca di ricordare quando nel 2012 era stato attivato il servizio “Che nessuno si senta solo”, in collaborazione con l’Azienda Usl di Modena, per «tentare di dare un aiuto concreto agli imprenditori in difficoltà, che andasse al di là delle semplici parole». «In quell’anno eventi drammatici come quello consumatosi a San Cesario erano anche più frequenti - continua Venturi - e, se non altro, speriamo che quello strumento possa essere servito per contenere la dimensione del fenomeno». Venturi riconosce anche che «nel nostro territorio esiste un paradosso: da una parte ci sono imprenditori, come ad esempio Trevisi, e dipendenti che fanno del loro lavoro una dimensione di vita, credendoci fino in fondo e che vivono le difficoltà con grande partecipazione. Dall’altro canto ci sono soggetti che fanno del “non pagare” o non onorare i debiti un’abitudine quotidiana. Basti pensare che l’ultimo sondaggio Cribis D&B rivelava una media regionale di saldo delle fatture del 46,6% e ci si rallegrava che a Modena la percentuale fosse del 48%. E per fortuna che un mese fa sono state riviste le norme per accedere al concordato preventivo, strumento di cui si è decisamente abusato. Se a ciò aggiungiamo il carico fiscale esagerato rispetto agli attuali fatturati, possiamo già concludere come nel tunnel ci siamo ancora tutti, non ne siamo certo usciti».
Sulla morte di Claudio Trevisi interviene anche Enrico Malagoli, presidente delle imprese meccaniche di Confimi Emilia. «Ci stringiamo alla famiglia in questo momento di dolore incommensurabile, ricordando un uomo che ha dedicato la sua vita alla sua azienda». «Abbiamo affiancato le imprese di Trevisi fino all’ultimo incontro in Comune lo scorso 28 settembre, cercando insieme di trovare le soluzioni migliori per una situazione che era andata aggravandosi. E quando parlo di soluzioni migliori mi riferisco a tutti i soggetti coinvolti: la proprietà, certamente, ma anche, e non ultimi, i dipendenti, nei confronti dei quali Trevisi sentiva forte la responsabilità che gravava su di lui. Chi continua a pensare che gli imprenditori in qualche modo approfittino della crisi per ristrutturazioni che non guardano in faccia a nessuno, è bene che rifletta su quanto è avvenuto e, per quanto possibile, contribuisca in positivo a fare in modo di uscire insieme da una crisi che è ben lungi dall’essere conclusa». Spiega ancora Malagoli: «I piccoli imprenditori come Trevisi vivono l’impresa come parte sostanziale della propria vita e vivono nel proprio intimo i momenti di successo come quelli di difficoltà. Confimi Emilia, conscia di questo fatto, ha attivato nei mesi scorsi, insieme a Ceis, una iniziativa con l’obiettivo di dare un supporto agli imprenditori anche sul piano personale, psicologico; è quanto mai necessario lavorare anche in questa direzione». Una amara considerazione viene anche da Antonio Mascolo, presidente del Gruppo Giovani imprenditori di Confimi, che conosceva personalmente l’imprenditore scomparso: «Viene da chiedersi come sia possibile creare condizioni che attraggano le nuove generazioni verso l’esperienza imprenditoriale, quando alla sempre maggiore complessità del quadro di riferimento, si aggiunge il dato di un’ostilità sempre preconcetta e molto spesso immotivata».
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