Punta la pistola contro i carabinieri
Bomporto. Magrebino accecato dalla gelosia aveva sparato colpi a salve contro la sua famiglia. Evitata una tragedia
BOMPORTO. Ha affrontato i carabinieri, in strada, di sera, puntando contro loro la pistola. Una questione di istanti, lunghissimi per tutti i protagonisti. Che la vicenda non si sia trasformata in tragedia, in una sanguinosa sparatoria con una vittima, lo si deve solo alla professionalità e al sangue freddo dei militari che sono riusciti a bloccare e a catturare questo giovane con manie da giustiziere accecato dalla gelosia.
Teatro della vicenda via Vivaldi: verso le 22 alla stazione dei carabinieri iniziano a fioccare telefonate di allarme. Erano i cittadini che affermavano spaventati di aver udito in paese dei colpi di arma da fuoco. «Venite, c’è una sparatoria, sentiamo delega urla».
Una Gazzella si porta in via Vivaldi e vede il nostro protagonista che inveisce contro una finestra. Cosa era successo? Un po di tutto. Questo 27enne tunisino, iperconosciuto alle forze dell’ordine per una lunga serie di reati contro il patrimonio e le persone, era rientrato a casa. Ovvero in un appartamento in cui vivono almeno sette persone: sua moglie, il figlio piccolo, gli suoceri, i suoi genitori e altri parenti assortiti. Al suo rientro, tra i tanti presenti, manca forse quella che lui ritiene la persona più importante: sua moglie. Chiede spiegazioni e scopre che è andata da un vicino a prendere del latte per il figlio. Sacrilegio, scandalo. Il 27enne inizia a dare in escandescenze, ad alzare le mani, a urlare, ad offendere la moglie e tutti quelli che li stanno attorno. Allora lo suocero non ci vede più e, come hanno riferito i carabinieri, “espelle” di casa il marito di sua figlia. La manda fuori, lo fa scendere in strada. Ed ecco che, per far valere le sue ragione, il 27enne estrae dalla tasca una pistola che sembra proprio quella che hanno in dotazione le forze dell’ordine, senza tappo rosso di sicurezza, con un caricatore da 18 colpi. Inizia a sparare, spara per tredici volte. Contro casa sua, contro la finestra, per strada, urlando. Era una pistola finta, caricata a salve. I militari, per sua fortuna riescono ad immobilizzare il giovane che è stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale. Ieri mattina è stato processato per direttissima: ha patteggiato una pena di 8 mesi con l’obbligo di firma.
Stefano Totaro
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