Bolli falsi: i legali se ne erano accorti?
Secondo la difesa dei cinque civilisti sotto indagine le marche erano perfettamente contraffatte
Quelle marche contraffatte sono molto difficili da riconoscere, spiega chi le ha viste. Sono contraffatte così perfettamente con un software, tre computer e una stampante laser che a occhio nudo è impossibile stabilire il prezzo originario cancellato e poi reiscritto. È invece possibile stabilirlo attivando il codice a barre: scatta subito l’informazione e si scopre che si tratta di una marca da bollo da 20 centesimi e non da 200 euro, come si legge. Per questo rimane da definire la posizione dei cinque avvocati indagati dalla Procura nell’ambito dell’indagine sullo smercio dei bolli finti ad opera di un commesso della cancelleria: sapevano di acquistare bolli falsi? I cinque sono avvocati civilisti che hanno avuto contatti con il commesso non solo a Modena ma anche quando lavorava al distaccamento del tribunale di Sassuolo. Gli studi e le abitazioni dei professionisti sono stati perquisiti nei giorni scorsi dalla guardia di finanza che ha sequestrato atti in copia con i bolli falsi, ma a quanto è dato sapere non è stato trovato alcun bollo falso. Uno dei loro difensori annuncia che farà ricorso reale al tribunale di Modena per ottenere il dissequestro dei documenti.
Stando all’atto di perquisizione consegnato ai cinque avvocati, la Procura è risalita ai loro nominativi durante una verifica degli atti depositati alla cancelleria del tribunale nell’arco di alcuni anni. Il punto è che non è ancora chiaro se i cinque erano consapevoli di acquistare bolli falsi da un commesso che li offriva per un atto di cortesia. Soprattutto quando il commesso lavorava “front office” al tribunale di Sassuolo, alcuni avvocati avrebbero acquistato bolli da lui perché la tabaccheria più vicina era molto distante e quindi veniva facilitata questa operazione. Per questo motivo, attualmente i cinque avvocati sono accusati di concorso in ricettazione e uso di valori di bollo contraffatti. Anche il difensore del commesso agli arresti, l’avvocato Paolo Petrella, presenterà ricorso al Tribunale del Riesame (ma di Bologna). A carico del commesso giudiziario c’è soprattutto l’episodio che ha dato la svolta all’indagine durata di fatto solo tre mesi: il blitz che ha portato al suo arresto. Il commesso si era infatti recato con la moglie a casa di un campano che gli ha dato i bolli già contraffatti. Quando i due sono scesi in strada, sono stati fermati dalle “fiamme gialle” modenesi e avevano con loro i bolli.
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