“Comediluce”, gioielli modenesi tra il design e l’arte firmati Letizia e Chiara
Nel laboratorio di via Ganaceto nascono oggetti preziosi ispirati all’epoca Vittoriana che riservano anche sorprese
MODENA. La luce che entra dalle finestre del laboratorio di via Ganaceto, illumina i profili di Letizia Piani e Chiara Tagliazucchi intente ad infilare granati, fluoriti, agate, acquamarine. Se non fosse per il look ultramoderno delle due giovani donne, sembrerebbe una scena tratta da un romanzo di Jane Austen, magari “Ragione e Sentimento” che racconta la complessità delle emozioni di due sorelle: la razionale Elinor e la passionale Marianne.
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“Comediluce”, la loro linea di gioielli ispirati alla Secondary Jewellery dell’epoca vittoriana, ha in sé questo amalgama dicotomico frutto dell’incontro tra il design e l’arte, con un anima struggente e romantica fatta di ricordi fissati sotto resine, piccoli dipinti, ritratti, paesaggi, pietre dure, crini di cavallo, granati, coralli, frasi, creature, pegni d’amore.
In una dimensione dove le barriere del tempo vengono abbattute e le due epoche dialogano con un nuovo linguaggio preso dalla letteratura moderna e del cinema, prendono vita collane, bracciali, orecchini, gemelli, ma anche ceramiche e scatole che sembrano uscite da quella favola lisergica che è “Alice nel Paese delle Meraviglie”, con aforismi e imperativi con valenza magica. Insieme a pietre dure, fili di seta colorati e metalli preziosi ci sono frasi, volti, sguardi persi nel vuoto o rapiti da visioni a noi escluse, paesaggi illuminati da una luce irreale, tempeste, uragani, c’è la vita che scorre.
Che scorre non con i tempi sincopati della moda, ma bensì con quelli più lenti dell’arte, figlia legittima del pensiero. Indossare uno di questi gioielli è come partire per un viaggio che racconta del coraggio delle prime donne esploratrici, con i volti e le chiome catturati dalle pennellate di Sir John Everett Millais, pittore e illustratore inglese dell'età vittoriana, cofondatore della Confraternita dei Preraffaelliti che in questo dialogo atemporale prendono le sembianze delle pioniere del West e lo stile di Frida Kahlo. Donne romantiche, ma fortemente contemporanee.
Per realizzare una collana interamente fatta a mano, Letizia e Chiara ci mettono quasi un’ora, un bracciale trequarti d’ora, tempo passato ad infilare piriti irregolari, cristalli e altre pietre semi-preziose, separate da nodi che fermano gli attimi impressi sui cammei di ceramica, da sempre usati per ricordare persone un tempo vissute, sguardi che sopravvivono alle intemperie e che fanno sentire lo scorrere del tempo, il fascino del racconto. L’idea del ricordo dà una dimensione narrativa a questa collezione, che non è solo una questione di accessori raffinati. Collezione che ha colpito al cuore Giorgio e Cecilia Montorsi che l’hanno voluta fortemente nelle loro boutique con una capsule realizzata in esclusiva per loro. La linea da uomo, in città, è invece prerogativa di Hombre.
Le creazioni “Comediluce” sono oggetti che aprono la porta a storie, scritture, frammenti di dialoghi e di vita. Come negli orecchini “Noi” che assieme hanno la valenza della coppia realizzabile solamente con l’annullamento dell’ego (giocando con le parole inglesi “No” e “I” - che negano l’io). Gioielli parlanti che sono l’idea di indossare un’opera, un messaggio.
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