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Cpl, maxi sequestro in Puglia: 16 milioni e impianti fotovoltaici

di Alberto Setti
Cpl, maxi sequestro in Puglia: 16 milioni e impianti fotovoltaici

L’azienda di Concordia coinvolta in nuovo scandalo, accuse di truffa, falso e associazione a delinquere Quattordici indagati con l’accusa di violazioni urbanistiche e artifici societari per gonfiare i rimborsi

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Quattordici avvisi di garanzia, uno dei quali destinato al patron della Wam di Cavezzo, Wainer Marchesini, grande amico di Roberto Casari, pure lui indagato. Poi otto impianti fotovoltaici sequestrati nel barese, conti correnti congelati per circa 16 milioni di euro.

Eccola qui la nuova bomba giudiziaria, l’ “Apollo d’oro” che deflagra sulla Bassa, con epicentro via Grandi, sede della Cpl. Perchè non passa giorno che questo territorio controverso non sveli il suo volto oscuro, quello degli affarismi spesso con parentele politiche che sfociano nella illegalità.

Almeno a leggere le carte della nuova inchiesta, Che poi tanto nuova non è, e che anzi nasce ben prima dell’inchiesta della Procura di Napoli, sulla metanizzazione di Ischia e dell’agro aversano, in società con il Clan dei Casalesi e addentellati vari.

Questa volta si parte dall’artificiosa creazione di società di comodo, per allestire campi fotovoltaici di dimensioni tali da sottrarsi alle regole urbanistiche e per ottenere illecitamente i rimborsi dallo Stato per chi produce energia pulita.

I reati contestati sono l’associazione a delinquere, la falsità ideologica in atto pubblico e la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Ad inquadrarli le indagini della Guardia di Finanza che alla fine del 2012 rileva una anomala concentrazione di impianti fotovoltaici in alcune aree dei comuni di Turi e Noci, entrambi in provincia di Bari. Il censimento effettuato dai militari della Compagnia di Monopoli consente presto di scoprire la parziale coincidenza delle compagini societarie, i medesimi notai che avevano redatto gli atti costitutivi delle società che gestiscono quei campi, l'utilizzo di analoghi modelli per l’ottenimento delle autorizzazioni previste dalla normativa in campo energetico. E ancora: stessi direttori dei lavori e progettisti incaricati per la realizzazione dei diversi siti energetici concentrati tra i due. Società all’apparenza non legate da alcun rapporto di affari, in realtà riconducibili a Cpl Concordia. Ce n’è abbastanza per informare la Procura della Repubblica di Modena, nel cui territorio hanno sede la Cpl e la maggioranza di quelle società.

L’inchiesta - di cui sono stati resi noti i particolari in una conferenza stampa nel comando della Guardia di Finanza, a Bari - chiamata appositamente “Apollo d'oro”, ha così scoperchiato una presunta frode nel meccanismo di accesso alla produzione di energia rinnovabile. I tre parchi fotovoltaici, costituiti una decina di impianti per circa 30 ettari di estensione, erano stati solo formalmente frazionati in più impianti di piccola potenza, allo scopo di eludere la complessa procedura prevista per il rilascio della Autorizzazione unica Regionale (Aur). Per impianti di produzione di potenza fino a 1 megawatt basta solo presentare ai Comuni di riferimento una “Scia” di inizio attività e il sistema di incentivi statale è inversamente proporzionale: più piccolo è l’impianto, maggiore è l’incentivo. E i raggiri avrebbero assicurato un indebito vantaggio legato al cosiddetto “conto energia”, il meccanismo che premia con tariffe incentivanti l’energia prodotta dagli impianti fotovoltaici per un periodo di 20 anni. Una frode stimata nei 16 milioni di euro, corrispondenti a indebiti pagamenti erogati alle 10 società.

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