Ecco il colosso “Alleanza 3.0” la risposta delle coop alla crisi
Nuova struttura e grandi dimensioni con l’obiettivo di ampliare l’offerta e il raggio d’azione in altri settori di vendita. Il presidente Turrini: «No a chiusure ma gli ipermercati vanno rivisti»
MILANO. Per il mondo cooperativo sono mesi contraddittori, a luci e ombre. Fatti, notizie e annunci, di segno positivo o negativo, che però non scalfiscono le certezze di una realtà così importante dell’economia italiana. Anche ieri da una parte l’annuncio milanese della nascita di Coop Alleanza 3.0, colosso che prende corpo dalla fusione di Coop Estense di Modena con Adriatica di Bologna e Nordest di Reggio Emilia. Dall’altra le ulteriori bordate di ambito giudiziario che sconquassano Cpl Concordia.
Ma l’annuncio milanese è di quelli destinati a fare la storia del settore. E poco importa se qualcuno sostiene che la scelta della fusione sia forse tardiva e meglio sarebbe stato anticiparla qualche anno fa, oppure se c’è chi sostiene che è solo una scelta forzata dalle difficoltà dovute alla crisi e dalle crepe nella solidità della grande distribuzione. Poco importa perché si tratta di una scelta auspicata da quasi tutti gli osservatori e soprattutto è una decisione che riscuote il consenso delle migliaia di soci che stanno alla base.
Al tavolo della presentazione ieri, oltre ad Auro Palomba di Community, i tre presidenti uscenti Turrini, Cattabiani e Zucchelli, quest’ultimo uscente in tutti i sensi perchè non avrà un ruolo al massimo vertice in Alleanza 3.0. A differenza degli altri due, che daranno vita alla triade degli amministratori delegati con Massimo Ferrari, da 25 anni in Coop Estense. Turrini in più sarà anche il presidente della nuova realtà cooperativa.
Nella struttura di governo ognuno dei tre amministratori delegati avrà una delega specifica ma opereranno in piena sinergia: Adriano Turrini, 59enne bolognese, avrà la delega ai servizi centrali e alle politiche sociali, il modenese Massimo Ferrari, 52 anni, sarà responsabile della gestione caratteristica, il 57enne reggiano Paolo Cattabiani avrà la delega a finanza e sviluppo. Per garantire rinnovamento, il presidente potrà restare in carica non più di tre mandati triennali consecutivi. Il consiglio di amministrazione sarà composto da 31 membri e la sua formazione rispetterà la presenza territoriale della base sociale.
Fugati i dubbi sul taglio di esercizi o ipermercati, ovviamente da verificare all’atto pratico, soprattutto in aree del Sud dove i numeri non sempre sono stati positivi. E in ogni caso il modello degli ipermercati andrà rivisto. Di certo dal tavolo della presentazione sono emersi alcuni punti basilari su cui si fonda la scelta della fusione. Evidente la volontà di razionalizzare tutta la struttura ma partendo dal presupposto che non possono esserci sovrapposizioni, a differenza di quanto accade molto spesso in casi analoghi. Traspare l’intenzione di ampliare il raggio d’azione nei territori e dei settori operativi con nuove offerte. Si guarda con interesse anche fuori dal core business delle vendite nei supermercati: dal turismo allo sviluppo del settore librario. Riguardo le tante società partecipate, non viene nascosto l’obiettivo di raggiungere in tempi non lunghi il pareggio di bilancio.
La finanza, con le partecipazioni in Unipol ed Eataly, non avrà un ruolo marginale. Di fatto Alleanza 3.0 diventa il maggiore azionista di Unipol.
Alla fusione si è arrivati dopo le 77 assemblee territoriali, con la presenza di quasi 15mila soci, che hanno dato via libera a larghissima maggioranza (il 99%) alla fusione delle tre grandi coop e al loro statuto. Oggi si avrà la ratifica delle tre assemblee dei delegati e dal primo gennaio 2016 Alleanza 3.0 sarà operativa.
La presenza sul territorio è notevole con 419 punti vendita, di cui 56 ipermercati, in 12 regioni, in particolare lungo tutta la dorsale adriatica.
«Con la fusione non andiamo a chiudere negozi - ha detto il presidente Adriano Turrini - ma è vero che il modello degli Ipercoop dobbiamo riformarlo al meglio». Il nuovo colosso della distribuzione ha 2,7 milioni di soci, quasi 5 miliardi di fatturato, oltre 22mila dipendenti e diventa la più grande cooperativa italiana. Anche se il fatturato di Esselunga di Caprotti rimane lontano e al momento non raggiungibile.
Certo è che il lavoro in profondità nell’ambito delle società controllate, oltre che l’allargamento in altri settori, da quello finanziario all’assicurativo, poi turismo, comunicazione, librerie e immobiliare, hanno nel mirino obiettivi ambiziosi: «Allargare il perimetro serve non solo a competere meglio, ma anche per rimanere più vicini possibile ai singoli soci, che restano il nostro riferimento principale», ha voluto sottolineare Paolo Cattabiani.
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