Montanari svela il poeta Tassoni
Esce «Attualità e meraviglie de La Secchia Rapita» con inediti retroscena storici
Grazie al capolavoro eroicomico "La Secchia rapita" Alessandro Tasssoni si conquistò agli occhi dei contemporanei la fama di maggiore poeta umorista italiano del secolo XVII. Un successo starodinario per un uomo nato a Modena 450 anni fa: esattamente il 28 settembre 1565. E che i personaggi e i fatti che si incontrano nella lettura della "Secchia" non siano altro che fatti e personaggi contemporanei della Modena dei primi del '600 ce lo ricorda appunto Gian Carlo Montanari nel libro "Attualità e meraviglie de La Secchia rapita" presentato in Municipio. Una pubblicazione edita dall'editore Mucchi che riporta al centro il poeta Alessando Tassoni e il suo universo poetico nell' intreccio fantasioso tra storia, cronologia che fa intravedere, in filigrana, la gretta società modenese degli inizi del '600 dominata da intrighi di corte, dispetti e fiere antipatie in auge tra ferraresi, modenesi e reggiani per non parlare della storica rivalità tra Modena e Bologna. Una rivalità culminata storicamente nella battaglia della Fossalta del 1249 e della battaglia di Zappolino del 1325: due eventi realmente accaduti rievocati e trasfigurati liberamente da Tassoni con discontinuità cronologica, cifra caratteristica del temperamento tassoniano spesso disorganico e contraddittorio. Nella sua furia iconoclasta Tassoni si rivela maestro nel fare satira sociale e di costume, dileggiando ferocemente, sotto le mentite spoglie del conte di Culagna ( la figura più tragicomica e ondivaga di tutto il poema) un nobile di orgine ferrarese, Alessandro Brusantini, conte di Nismozza, di Aquabona e della frazione di Collagna che, nel poema eroicomico si trasforma nel malizioso e calunnioso "Culagna". Conte che è un personaggio vivo e reale, in bilico tra mito e storia, come tanti personaggi che animano la "Secchia", capace però di accendere la fantasia di generazioni di lettori. E proprio il ferrarese conte di Culagna ci fa capire l'uomo Tassoni, che è uomo del suo tempo, vittima di odi e antipatie municipalistiche e provinciali. Eppure proprio nel tratteggiare il vanaglorioso e inconcludente e strampalato Culagna, Tassoni, si rivela maestro insuperabile nel parodiare gli ideali cavallereschi medievali e nel denunciare i vizi che corrompevano la società italiana del tempo: l'ipocrisia, il carattere bigotto e le discordie intestine: in un quadro metastorico dove la guerra non è mai eroica, non è mai epica, è grottesca. Sempre descritta con lugubre ironia che si riassume bene nel titolo del poema, appunto «La Secchia rapita»: un prosaico e banale motivo del contendere, attorno al quale ruota, beffardo e feroce tutto l'universo tassoniano. (giulia manzini)
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