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Bonvi: “vie en rose” e il “cuoken” nel suo Bonviparken a Modena

di Michele Fuoco
Bonvi: “vie en rose” e il “cuoken” nel suo Bonviparken a  Modena

L’omaggio al grande fumettista, in compagnia di De Maria e il comico Fantoni

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MODENA. “La vie en rose” cantata da Marika Benatti, con chitarra, nel ricordo di Edith Piaf che Bonvi (Franco Bonvicini 1941-1995) amava molto, ha aperto l'omaggio al grande cartoonist, nel ventesimo anniversario della morte, ieri al Bonvi Parken di viale Amendola, dove è stata collocata, nel pressi del laghetto, una nuova sagoma, dal titolo il “Cuoken”.

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Un cuoco addetto alla cucina del campo tanto criticato per la pessima qualità del rancio fatto di intrugli immangiabili. «Una figura ricorrente - dice Claudio Varetto - nelle strisce di Sturmtruppen che non hanno un solo protagonista, ma tanti “eroi”, trattandosi di una storia corale».

A celebrare Bonvi l'amico Guido De Maria che ha messo in luce il suo genio e sregolatezza, il comico Gianni Fantoni per il quale l'artista modenese è stato un autentico maestro del fumetto comico che può ancora rinnovare scintille di interesse per un genere che si è quasi perso per strada. Presenti anche la figlia Sofia Bonvicini, architetto che ha progettato nel 2011 il Bonvi Parken, l'assessore Cavazza e Francesca Piccinini, direttrice del Museo Civico.

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L'omaggio a Bonvi si è fatto anche con strips nella mostra “Food&Comics - Fumetti per tutti i gusti”, inaugurata ieri alla Biblioteca Delfini e chiuderà il 21 novembre. Una mostra curata da Varetto e Clod per l'Expo che pone molta attenzione al cibo. Trenta le opere, con nomi eccellenti del fumetto, tra cui Andrea Pazienza, Crepax, Silver, Lele Luzzati, Mordillo, Segar con il suo Braccio di Ferro. I disegni provengono anche dalla collezione di “U Giancu”, del noto ristorante dei fumetti di Rapallo, considerato una sorta di museo della striscia. E tra autori di omaggi culinari anche Wolinsky di “Charlie Hebdo” ucciso nella strage parigina. Novità porta la mostra, a cura di Luigi Spaliviero e Stefano Bulgarelli, alla Città dei Ragazzi che Bonvi frequentava da ragazzo negli anni Cinquanta. Qui è stato scoperto un suo affresco raffigurante la vita di comunità. Staordinaria la familiarità con il segno già alla sua età.

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