Gazzetta di Modena

Modena

È morto l’uomo falciato sulle strisce

di Carlo Gregori
È morto l’uomo falciato sulle strisce

Francesco Paolillo era uscito dal bar della figlia per gettare i rifiuti. L’investitore: «Non era sul pedonale ma più avanti»

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Si può morire anche per gettare il pattume. Francesco Paolillo, 66 anni, non ce l’ha fatta a reggere le gravissime lesioni causate dall’auto che lo ha investito ed è deceduto a mezzanotte tra venerdì e ieri in sala operatoria all’ospedale di Baggiovara mentre i medici tentavano disperatamente di salvarlo. Per lui è stato micidiale l’urto di una Mercedes Classe A guidata da un modenese esperto della prevenzione e sicurezza all’ospedale di Baggiovara, una persona che conosce a menadito cos’ è il rischio e il pericolo. L’investitore ora è indagato dalla Procura per omicidio colposo, le indagini sono condotte dalla polizia stradale di Mirandola, intervenuta sul luogo dell’incidente.

Era evitabile questa tragedia? Tutti i residenti della zona ormai se lo chiedono. Ieri alle 12 in quel tratto maledetto dove ogni anno qualche pedone viene falciato e muore o riporta ferite gravissime il sole illumina le pallide strisce pedonali lungo la via Giardini in un tratto gestito dalla Provincia. Da un lato il bar La Soglia, da dove proveniva Francesco con il pattume e la pizzeria Il Setaccio più qualche abitazione. Dall’altro i bidoni del pattume e un guard-rail, un mazzo di fiori e la figlia Sabrina Paolillo che di spalle medita e tace nel suo disperato dolore. È con il marito Francesco. Sono i due giovani che da cinque mesi gestiscono il bar La Soglia. Papà Francesco, come ogni sera, era passato per dare una mano. Aveva portato i nipotini - due bambini piccoli figli della coppia di baristi - e aveva preso il pattume, ha attraversato il locale con ancora alcuni clienti ed è uscito in strada. «Abbiamo sentito un botto e il grido di una donna», racconta ancora spaventato Salvatore Giordano, co-titolare della pizzeria. «Eravamo a casa e mentre cenavamo abbiamo sentito quell’urto tremendo e l’urlo di una donna»; fa eco Fiona Thomson, residente nella villa accanto. Secondo le testimonianze raccolte dalla polizia stradale, Francesco era sulle strisce pedonali. Secondo l’investitore, no: era spostato più avanti all’altezza della pizzeria. Racconta: «Ricordo di aver sentito un urto forte sul lato sinistro dell’auto e poi l’ho visto sbalzare dall’altra parte della strada, dove ieri c’era la scarpa. Lì non ci sono le strisce». La questione sarà decisa dalle indagini condotte dalla Procura. Resta il fatto che ancora una volta proprio quel punto maledetto è stato teatro di un grave fatto di sangue. «Siamo ancora qui a ricordare la nostra cliente - spiega il pizzaiolo salvatore - che l’anno scorso aspettava l’autobus ed è stata investita da un’auto. Un incidente terribile. Ha perso la milza, il bacino è andato a pezzi, ma ce l’ha fatta. Ora questa tragedia. Qui si rischia di morire solo ad attraversare la strada». I residenti dicono che cono quattro i morti degli ultimi anni in quel punto. Commenta Fiona, residente: «Qui la gente arriva ai 70 all’ora come se fosse un obbligo e non un limite di velocità massima. Bisogna che si faccia qualcosa subito. Ci vuole un semaforo a chiamata. Invece abito qui da otto anni e non hanno mai fatto niente».

«Faccio questa strada ogni sera da Baggiovara alla città - spiega l’investitore - sono uno che dopo 15 anni di guida è in classe zero con l’assicurazione, sono anche astemio. Non ho capito come è sbucato dal buio. Soprattutto non c’è stato alcun tentativo di sorpasso, come è stato scritto». A queste condizioni negative, si aggiungono il buio pesto dopo il crepuscolo autunnale, la pioggia, il riflesso della strada, le strisce che si vedono a malapena di giorno e i zero segnali che avvertono che dopo la curva passano i pedoni.

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