I cittadini in municipio: no al centro commerciale
Le osservazioni accompgnate da un documento che motiva la contrarietà «A poca distanza altri supermercati». Dure critiche anche da Confesercenti
Petizione consegnata in Comune da parte dei cittadini di Cibeno che si oppongono alla costruzione, in via Pola esterna, di un nuovo centro commerciale e di una nuova area residenziale di 100 unità immobiliari, oltre ad alcune opere urbanistiche, come la realizzazione di un sovrappasso pedonale vicino al sottopassaggio che da via Pezzana condurrà al quartiere dell’oltreferrovia. «Le firme sono state corredate da un documento con cui abbiamo spiegato perché siamo contrari alla nuova costruzione – commenta il gruppo di cittadini, che ha depositato le osservazioni durante l’ultimo giorno utile per poterlo fare, cioè ieri – A pochi chilometri ci sono: due Conad, la Coop della zona Magazzeno, l’Eurospin. In più ci sono moltissime abitazioni invendute e altre che sono ancora in costruzione. Pertanto non c’è bisogno di nuove strutture, tantomeno di un sovrappasso: il cemento, infatti, innalza la temperatura ed è buona prassi non utilizzarlo per non contribuire al surriscaldamento globale, come certificano alcuni studi in materia. Se volessero ricavare un’area verde, al posto delle costruzioni, saremmo, invece, d’accordo», concludono i residenti di Cibeno. Sul tema interviene anche Confesercenti con un parere nettamente contrario. «Anche solo pensare di realizzare su suolo comunale, altre e nuove strutture di vendita di questo tipo è francamente incomprensibile – afferma il presidente di Confesercenti Terre D’Argine Raul Gabrieli - Nel territorio comunale le superfici di vendita gestite dalla Grande Distribuzione superano il 70% del totale. La fase espansiva della rete commerciale locale deve ritenersi esaurita già da tempo anche e soprattutto in considerazione dell’imminente apertura all’Appalto di Soliera dell’ipermercato Esselunga. Apertura che avrà conseguenze facilmente immaginabili a livello intercomunale finendo per attrarre consumatori con ogni probabilità anche da Carpi. Consentire dunque nuove aperture, oggi non significa creare nuove opportunità per imprese e consumatori, ma fare del vero e proprio cannibalismo. I danni di queste politiche espansive, che sfuggono ad ogni regola, sono sotto gli occhi di tutti: chiusura degli esercizi di vicinato con pesanti ripercussioni in termini di desertificazione di importanti aree della città, di degrado, di aumento dell’insicurezza e di disservizio per i cittadini. Occorrerebbe, pertanto, più coraggio da parte dell’amministrazione comunale locale nel pianificare lo sviluppo del territorio. Bisogna saper rinunciare alla lusinga degli oneri di urbanizzazione garantiti dalla realizzazione di nuove strutture commerciali e puntare decisamente sul recupero e sulla riqualificazione dell’esistente, tutelando quel patrimonio economico-commerciale che sono i piccoli esercizi».
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