La Manifattura Modenese torna a casa
Novi. Inaugurato lo stabilimento post sisma dell’azienda di Iorio Grulli: «Dovevo ripartire per rispetto dei miei genitori»
NOVI. È stata un’odissea, con un lieto fine, la storia di Manifattura Modenese di via Montale, a Rovereto, distrutta dalle scosse di terremoto nel maggio 2012. Ieri mattina, però c’è stato il taglio del nastro dei due capannoni che sorgono l’uno di fronte all’altro. Lì l’azienda è tornata dopo un periodo di trasferta obbligata a Castellarano, dove era ospite della ditta Fratelli Cattalini, parenti della famiglia Grulli, proprietara della Manifattura.
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Iorio Grulli, il “comandante” dell’azienda, in questi anni è divenuto uno dei protagonisti della ricostruzione anche attraverso gli eclatanti episodi di protesta, in cui voleva rimarcare le enormi difficoltà imposte dalla burocrazia a chi tentava - o sta tentando - di ripartire. Due, in particolare, i gesti clamorosi: salì sul tetto del capannone della sua ditta, scendendo soltanto “per il rispetto che nutro verso l’Arma dei carabinieri” e poi si incatenò davanti alla Regione.
Ma Iorio Grulli non è soltanto l’imprenditore che protesta, anzi è capace di gesti amorevoli e delicati. Come quando risposò Anna, la moglie, rimasta intrappolata sotto le macerie della Manifattura e costretta ad una lunga degenza in ospedale. Il secondo sì della loro vita insieme arrivò poco dopo le dimissioni della donna, che ieri, insieme ai figli Sara e Nicola, ha dato il benvenuto a oltre 300 ospiti fra amici, clienti, parenti, il vescovo Francesco Cavina, carabinieri di Novi e l’assessore regionale alla Ricostruzione, Palma Costi.
«In tutto il terremoto ci è costato tre milioni di euro: per un capannone abbiamo speso 1,8 milioni, per il secondo altri 950mila euro - spiega Grulli poco prima della cerimonia - metà sono coperti dall’assicurazione, l’altra metà dalla Regione che ha erogato i fondi dell’Unione Europea. Siamo poco meno di una decina di dipendenti. Abbiamo dovuto lasciarne a casa quattro, e abbiamo perso 100 macchine, rimaste schiacciate sotto le macerie, ad eccezione di tre che si sono salvate. Ora siamo ripartiti con una ventina di macchinari. Il desiderio di rimettersi è stato troppo forte: lo dovevo ai miei, che hanno fondato l’azienda. Prima di venire all’inaugurazione sono stato al cimitero, a trovare mio padre per “dirgli” che abbiamo mantenuto la promessa. Il richiamo del telaio è stato troppo forte».
I macchinari rappresentano il simbolo dell’azienda, tanto che uno di quelli danneggiati si trova - protetta da una vetrata - all’ingresso della sede nuova, di fronte ad un blocco di cemento.
«Un ringraziamento doveroso a chi non ha voluto nulla da noi, consentendoci di ripartire - conclude commosso Grulli - mi riferisco a Rolando Cattalini. Purtroppo è scomparso un paio di mesi fa, ma avrebbe dovuto essere qui con noi oggi. In rappresentanza dell’azienda che ci ha aiutato, c’è suo figlio Andrea».
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