Gazzetta di Modena

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Oltre i numeri dell'allenza

di ENRICO GRAZIOLI

Due modi diversi di essere cooperativa e di porsi al centro dell’attenzione hanno impegnato ieri la prima pagina della Gazzetta. Da un lato l’ufficializzazione di Alleanza 3.0,...

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Due modi diversi di essere cooperativa e di porsi al centro dell’attenzione hanno impegnato ieri la prima pagina della Gazzetta. Da un lato l’ufficializzazione di Alleanza 3.0, colosso nato dalla fusione di Estense, Adriatica e Nordest; dall’altro il nuovo capitolo giudiziario di Cpl, che dovrà spiegare ai magistrati le scatole cinesi con cui si era tuffata nell’affare del fotovoltaico al sud...

Due modi diversi di perseguire o difendere un percorso di crescita che affonda le radici nella fiducia senza tempo di migliaia, anzi milioni di soci che hanno creduto in un modo alternativo di fare impresa, dare e avere lavoro, costruire benessere, redistribuirlo con equità maggiore rispetto a quanto il resto dell’economia da capitale riesce in media a fare. La totalità dei compartecipanti, anche a minimo titolo, a questa avventura spera oggi che un modo rappresenti (e garantisca) il futuro della cooperazione, l’altro si salvi e li salvi dal disastro ma paghi le proprie colpe e finisca confinato in un passato che serva da lezione senza più ripetersi.

Fare in modo che ciò avvenga e che di ciò vi sia percezione sarà un compito in più per i vertici di Alleanza 3.0, che già ne hanno da farsi tremare i polsi nel dover ricondurre a regime, efficienza e plusvalore un settore come la grande distribuzione che paga il conto della crisi dei consumi, insieme magari a più di una scelta opinabile fatta gli anni scorsi da chi guidava le sigle e le realtà ora radunate nel colosso leader per numeri in Europa.

Non si tratterà solo di rivedere la formula degli ipermercati o di influire con saggezza sulle mosse di Unipol (in cui si conterà parecchio) senza perdere il contatto con i singoli territori da cui si proviene: toccherà a loro tracciare un modello antico e nuovo insieme di governance e di comportamenti in cui la lungimiranza faccia premio sulla spregiudicatezza, le regole siano un benchmark e non un ostacolo da aggirare, il potere che si ha uno strumento per il bene comune e non per l’affermazione personale. Questo immaginiamo chiedono i soci: pronti a condividere i successi come le difficoltà, ma non le avventure oltre i confini della legge e del rispetto per la storia di cui si è figli.

@engraz

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