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modena. la concessionaria di auto

Caso Bellentani, 60 lavoratori a credito di stipendi arretrati

di Felicia Buonomo

Una sessantina (su ottanta circa complessivi) ancora a credito dello stipendio di giugno e della quattordicesima mensilità e il 40% dei dipendenti con mesi di ferie arretrati da smaltire, che...

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Una sessantina (su ottanta circa complessivi) ancora a credito dello stipendio di giugno e della quattordicesima mensilità e il 40% dei dipendenti con mesi di ferie arretrati da smaltire, che rischiano di rimanere senza reddito non potendo accedere alla cassa integrazione. E qualora la situazione non si sbloccasse le azioni di lotta potrebbero diventare una realtà. La vertenza per la Bellentani Auto rischia di precipitare ulteriormente.

Proviamo a fare un po' di ordine. Agli inizi di agosto la Bellentani Auto, storica attività di via Emilia Ovest a Modena nata negli anni Trenta, ha presentato al Tribunale di Modena domanda di concordato preventivo decretando ufficialmente il suo stato di crisi.

Ma le difficoltà sono iniziate tempo fa con la cassa integrazione prima e i contratti di solidarietà poi, a gennaio del 2014; a gennaio di quest'anno anche il timore di 25 licenziamenti annunciati dall'azienda quando il sindacato ha chiesto conto del rinnovo dell'ammortizzatore sociale, fino all'aggravarsi della situazione che ha portato a un nuovo anno di cassa integrazione straordinaria (a partire dal mese di luglio di quest'anno) e alla richiesta di concordato preventivo.

Nei confronti dei dipendenti, tuttavia, l'azienda aveva un debito pari alla mensilità di giugno e la quattordicesima.

«L'azienda – spiega il sindacato – ha tuttavia deciso di pagare solo una ventina di lavoratori su più di ottanta addetti complessivi. Una scelta che ha provocato la nostra ferma opposizione. I dipendenti hanno cominciato a dimettersi (al momento lo hanno fatto una decina), ma non troviamo sia giusto. Dimettersi significa rinunciare all'indennità di disoccupazione, l'azienda dovrà pagare invece il contributo di ingresso alla mobilità, è un loro diritto».

E non è finita. Secondo i calcoli del sindacato il 40% degli ottanta dipendenti ha maturato ferie per mesi (per alcuni si parla anche di dieci mesi): «questo significa che questi dipendenti – aggiunge il sindacato – rischiano di rimanere senza alcuna fonte di reddito per tutto il periodo di ferie da smaltire. Per il ministero, infatti, formalmente questi lavoratori sono in ferie e non hanno diritto all'indennità di cassa integrazione». Ora non rimane che attendere il prossimo incontro, che a breve dovrebbe svolgersi, questa volta con il commissario giudiziale nominato dal tribunale. «Se questo incontro non avverrà a breve – conclude il sindacato – non esiteremo a mettere in campo iniziative di lotta».

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