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A casa i pellegrini: «Tutto finito bene»

A casa i pellegrini: «Tutto finito bene»

Il treno Unitalsi da Lourdes è arrivato in stazione all’alba con i 60 modenesi bloccati dal diluvio sulla riviera francese

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«Siamo arrivati a Modena alle quattro di mattina. È andato tutto bene, nel viaggio di ritorno da Nimes». Paolo Carnevali, responsabile carpigiano dell’Unitalsi e capogruppo per tutta l’Emilia-Romagna tra i treni bianchi della speranza per Lourdes è contento di come è andata a finire la brutta avventura meteorologica nel sud della Francia. Dopo mezza giornata di stop forzato alla stazione di Nimes, in Provenza, a causa della tempesta che ha devastato la riviera francese, il suo treno è ripartito ed è arrivato a destinazione con passeggeri e malati tutti in buone condizioni. Un’ottima prova per la macchina organizzativa della associazione cattolica che ha dato una risposta perfetta alle difficoltà e gli imprevisti.

«Come si era detto, il nostro treno è ripartito da Nimes domenica pomeriggio destinazione Modane. Da lì è passato per Torino e poi si è fermato in tutte le stazioni dell’Emilia Romagna fino a Rimini dove è finito il nostro viaggio».

«A Modane abbiamo caricato una donna dializzata che doveva assolutamente fare una dialisi di mattina. L’abbiamo accompagnata fino a Torino. Una compagna di viaggio in più», spiega.

I sessanta modenesi sono scesi tutti alla stazione di piazza Dante poco prima dell’alba. Erano persino in anticipo rispetto alla tabella di marcia: l’arrivo era previsto intorno alle 9. Sono scesi i 26 della delegazione della diocesi di Modena-Nonantola, i 20 della diocesi di Carpi e i dieci sassolesi della diocesi di Reggio. Un quinto dei 320 emiliani e romagnoli che hanno preso parte al viaggio per Lourdes. Tra loro anche due barellati, da Carpi e Vignola.

«Lo stop a Nimes è stato pesante. Siamo rimasti fermi circa dodici ore - spiega Paolo Carnevali - le autorità ferroviarie ci avevano proibito di proseguire perché in Costa Azzurra la situazione era drammatica: la tempesta stava allagando tutto. A Ventimiglia non si passava. Così in quelle ore hanno studiato il percorso interno per Modane».

In stazione i modenesi e tutti gli alti italiani sono rimasti a chiacchierare e suonare, poi in serata hanno anche tenuto una messa. I malati gravi e i barellati sono stati tenuti sotto stretto controllo perché necessitavano di cure continue. E intanto in stazione sono stati portati anche panini e altre cibarie da parte dei francesi, un segno di ospitalità gradito. «Alla fine, è stato un viaggio pesante ma non c’è mancato niente e tutto è finito nel modo migliore», spiega Carnevali.

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