Operazione Intoccabili: Bonini, l’ex pm e le informazioni segrete della Procura di Modena
La Procura di Modena indaga su un incontro sollecitato dal sassolese accusato di usura nell' "Operazione Intocabili" tra un ex pm trasferito e il sottufficiale dei carabinieri ufficiale di polizia giudiziaria per ottenere notizie su un’inchiesta in corso da colleghi magistrati
SASSUOLO. I due sostituti procuratori Marco Niccolini e Claudia Natalini stanno accendendo i fari anche su un terzo caso collegato all’inchiesta Intoccabili e riguarda un episodio che pare scollegato dal resto ed è riferito a uno dei due sottufficiali dei carabinieri sotto accusa.
Assegnato alla polizia giudiziaria da molti anni, a stretto contatto con un magistrato della Procura di Modena poi trasferito in altra sede e ad altro ruolo, il carabiniere in questione è accusato di corruzione anche per una vicenda dai contorni oscuri che fino ad ora aveva assunto poco peso nella ricostruzione generale.
Un episodio inquietante e del tutto “monco”, nel senso che resta per ora senza finale noto, come si viene a sapere dagli incartamenti dell’ordinanza di misure cautelari per i cinque indagati - arresti ai domiciliari per Rocco Ambrisi e Adamo Bonini e obbligo di firma per gli altri. Secondo la ricostruzione della Procura, nel luglio 2014, quindi in pieno corso delle indagini su Ambrisi e Bonini, il sottufficiale viene contattato da Bonini per andare a trovare il pm trasferito. La richiesta non è certo casuale: Bonini sa bene che il carabiniere, come membro della polizia giudiziaria, ha lavorato a lungo con il magistrato ora trasferito. Così accompagna il carabiniere fino alla città in cui ora lavora l’ex pm e chiede al carabiniere di parlare con lui affinché chieda ai suoi ex colleghi di corso Canalgrande informazioni sullo stato di un suo procedimento di indagine.
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«Illegittime richieste», si legge nell’ordinanza, per ottenere notizie riservate sull’indagine. Il magistrato in questione non è tra i nomi dell’operazione Intoccabili. Soprattutto non si sa se, allo stato attuale, sia indagato. D’altra parte, è possibile che la richiesta fattagli da Bonini non abbia avuto alcun esito.
Resta un punto oscuro da capire: perché Bonini, che pure sa di essere indagato, si sente così sicuro, al punto di chiedere a un magistrato di carpire informazioni sul suo conto? E perché lo fa contattando quel sottufficiale al quale poi avrebbe dato per altri favori simili piccole somme di denaro, secondo l’accusa, totalizzando 2.600 euro (poi restituiti)? Lo scenario che si apre con questo filone porta direttamente al cuore dei più oscuri rapporti di Bonini. E il sottufficiale, interrogato dal gip, avrebbe spiegato tutto.
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