Gazzetta di Modena

Modena

Collezionista e finanziere con la passione per l’800

di Stefano Luppi
Collezionista e finanziere con la passione per l’800

Carpi. Alberto Marri, vicepresidente vicario della Bper, ha realizzato un nuovissimo catalogo con i dipinti della sua raccolta che si può ammirare a Palazzo Foresti

3 MINUTI DI LETTURA





di Stefano Luppi

CARPI. Conosciuto per essere un importante imprenditore nei campi della maglieria prima e ora dell'energia, il carpigiano Alberto Marri ha deciso di svelare la sua passione per l'arte dell'Ottocento. Un particolare di Marri, attualmente anche vicepresidente vicario della Banca popolare dell'Emilia Romagna, che gli studiosi d'arte già ben conoscono, ma ora tanti potranno ammirare i “tesori” artistici di questo imprenditore.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:foto-e-video:1.12221753:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/foto-e-video/2015/10/07/fotogalleria/arte-l-800-in-una-collezione-a-carpi-le-foto-1.12221753]]

Marri ha infatti deciso di realizzare un catalogo comprendente i 99 dipinti più importanti di sua proprietà: il volume, curato dall'esperto Paul Nicholls insieme ad altri colleghi tra i quali il modenese Luciano Rivi, si intitola “Ottocento italiano. La collezione Marri di Palazzo Foresti”. Al centro dell'attenzione non c'è “solo” la collezione, ma appunto anche l'edificio, quel Palazzo Foresti dimora dei grandi collezionisti di Carpi visto che prima di essere proprietà Marri lo è stato di altri appassionati come Pietro Foresti e Umberto Severi.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.12222115:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadimodena/locale/l-intervista-ad-alberto-marri-finanziere-e-collezionista-d-arte/48855/49120]]

Il suo palazzo ormai è un museo visto che espone nei saloni affrescati le opere della sua collezione dell'Ottocento, tutte con il cartellino informativo, alle quali si aggiunge un alto numero del noto scultore Francesco Messina.

«Non vorrei esagerare - dice l'imprenditore - dicendo che lo faccio solo per la comunità: certo, mi fa piacere condividere tanta bellezza artistica, ma c'è anche una componente di vanità che penso abbiamo tutti.

La costituzione prima della collezione e poi ora, dopo un anno di lavoro, di questo catalogo sono una bella soddisfazione. Ma devo dire grazie a mio zio Guido Gradellini».

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.12224999:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/cronaca/2015/10/07/news/uno-scrigno-pieno-di-capolavori-1.12224999]]

Chi era?

«Era un parente di Modena cui ero affezionato che a Milano, sulla Riviera del Brenta e altrove aveva una ampia attività e lavorava soprattutto nell'ambito del gas. Prima fece studiare mia sorella a Milano e successivamente mi prese a lavorare con lui, io che non sapevo nulla della materia perché la mia famiglia si occupava di maglieria qui a Carpi. Gradellini comprò a 83 anni anche Palazzo Trecchi a Cremona, uno storico edificio di 6mila metri quadrati in pieno centro. Quando lo zio morì, essendo senza discendenti diretti, mi lasciò la gestione delle sue attività, ma soprattutto di lui ricordo che mi diceva come i dividendi non sono solo economici, perché anche l'arte e la bellezza servono a migliorare la qualità della vita. Poi c'è un particolare...».

Quale?

«Lo zio Gradellini, che era un amico dello scultore Messina, sapendo della mia passione per la pittura del XIX secolo mi donò alcune opere del periodo lasciando ad altri eredi opere più antiche. Inoltre mi spinse, con i primi guadagni, a comprare la prima opera della mia collezione, una scena di genere del pittore Eugenio Zampigni del primo periodo».

Lei mette palazzo Foresti a disposizione.

«Ci sono i miei uffici, ma faccio il possibile per condividerlo con tutti: organizziamo incontri, di recente la festa della polizia e altro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google