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Finto terrorista per estorcere 4 milioni

di Carlo Gregori
Finto terrorista per estorcere 4 milioni

Arrestato un imprenditore 61enne che pedinava e inviava lettere di minaccia a 4 alti dirigenti della banca e ai loro familiari

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«Non tenti altre strade, la nostra rappresaglia sarebbe immediata e spietata. Firmato: Falange Armata contro le Banche». È il testo di una delle lettere recapitate a quattro dirigenti generali della Banca Popolare dell’Emilia Romagna per ottenere da ciascuno di loro un milione di euro. Una minaccia dalle connotazioni terroristiche che ha davvero gettato nello sconforto e nella paura i dirigenti della banca di via San Carlo. Ma i carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Radiomobile di Modena e il sostituto procuratore Enrico Stefani in pochi giorni sono venuti a capo di questo misterioso ricatto, che poteva avere risvolti gravissimi. E l’autore è stato inquadrato: Claudio Terruzzi, 61 anni, modenese da anni residente a Sissa Trecasali di Parma. Qualche denuncia per truffa alla spalle e soprattutto il fallimento della cooperativa di servizi della quale era amministratore delegato, la Nuova Consumo Coop di Parma. È in carcere con l’accusa di tentata estorsione continuata e aggravata. Lo hanno fermato sabato mattina prima che si avvicinasse troppo a una delle sue vittime, non si sa con quali intenzioni, dopo aver pedinato per giorni mogli e figli di altri ricattati.

Le prime lettere sono arrivate ai dirigenti della Bper i primi giorni di settembre. Dentro almeno una era scritto di maneggiarla con cura perché conteneva veleno: ricina (non vero). Le frasi del messaggio anonimo stampato al computer non lasciavano dubbi. Oltre alla citazione di prima, altre erano di questo tenore: «Se avessimo voluto ucciderla, ora lei sarebbe già morto». E anche: «Faccia quello che è meglio per la sua famiglia, noi siamo disposti a tutto». La lettera finiva sempre con la richiesta di un milione di euro in contanti e la firma della fantomatica “Falange armata contro le banche”. Una sigla terroristica sconosciuta ma non improbabile in tempi di crisi. Ovvio che, appena avuta la segnalazione dai dirigenti spaventati, il reparto investigativo dell’Arma di Modena e il pm Stefani si sono indirizzati verso qualcuno che doveva avercela con la Bper per qualche contenzioso economico. La rosa dei sospetti si è ristretta finché, tramite controlli sulle celle telefoniche, si è individuato il percorso fatto dal ricattatore anche con chiamate da cabine pubbliche fatte con schede Telecom prepagate. E soprattutto intorno ai familiari dei dirigenti è comparso il volto di uno dei sospettati: Claudio Terruzzi, un incensurato che però aveva alle spalle un mutuo “irrisolto” da 300mila euro acceso con la Bper filiale di Parma. Soldi che non aveva potuto restituire prima del crac della sua cooperativa, specializzata in consulenze informatiche. Terruzzi si sentiva invisibile e protetto dall’anonimato. E così era. Gli investigatori hanno capito che era abile, metodico, preciso, determinato. Proprio come farebbe un terrorista. Ma Terruzzi non è un terrorista. Forse non voleva sequestrare nessuno. Sicuramente voleva quattro milioni di euro. Per farlo, come si è scoperto con una perquisizione in casa sua, aveva anche creato un manualetto con tutte le tappe da seguire: le lettere e le chiamate anonime e soprattutto i pedinamenti. Un vademecum per un’escaltion del terrore. E le sue mosse non sono passate inosservate.

Da quanto raccolto dagli investigatori fino alla fine di settembre - quando le indagini si sono di fatto chiuse con la certezza che dietro alla Falange Armata ci fosse solo lui - Terruzzi aveva pedinato mogli e figli dei dirigenti, avvicinandosi molto a loro. Come aveva fatto ad arrivare a loro? Sicuramente aveva seguito le auto private fino alle loro case. Altre volte ha preso informazioni abbastanza riservate ma non troppo. Insomma, il lavoro preparatorio era stato puntiglioso. E sabato è stato fermato solo quando c’è stata la certezza che era arrivato fisicamente ormai troppo vicino a un dirigente Bper preso di mira.

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