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Il mercato di Carpi chiude, arriva Conad?

di Rino Filippin
Il mercato di Carpi chiude, arriva Conad?

In piazzale Ramazzini a Carpi sono rimasti pochi operatori. I negozianti: «No alla grande distribuzione in centro»

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CARPI. Anche se non c’è nulla di ufficiale sembra giunto il momento di mettere la parola fine al mercato coperto di piazzale Ramazzini. Nato nel dopoguerra come mercato di pollame, trasformato nel 1974 nella veste in cui ha resistito fino a oggi, dopo oltre 40 anni si chiude malamente un’esperienza commerciale che fino a qualche anno fa andava a gonfie vele. Cosa è accaduto?

«Intanto - dice Claudio Bulgarelli, figlio di Aristide, fondatore della omonima gastronomia - voglio precisare che se si chiuderà, ed è altamente probabile, non saranno lasciati debiti. Sul perché si è arrivati a questo punto è difficile dare una risposta univoca: crisi, scelte commerciali sbagliate, costi di gestione alti... adesso però la situazione pare di non ritorno. Io credo che si sia sbagliato a non coinvolgere Comune, il nostro consorzio, le associazioni di caregoria. Gli spazi vuoti potevano essere offerti ai giovani. Adesso - conclude - il mercato probabilmente finirà nelle mani della grande distribuzione: un buon motivo per rammaricarsi».

Le voci parlano insistentemente di un interessamento di Conad, anche se dal consorzio dettaglianti non arrivano per ora conferme. «Qui - dice Davide Dondolin, titolare del bar al mercato coperto - siamo ormai rimasti in pochissimi. Temo che la parola fine sia arrivata. Per noi sarà un problema ricollocarci. Spero che si trovi una soluzione per svolgere il nostro lavoro anche se dovesse arrivare la grande distribuzione». La notizia della chiusura rimbalza anche nei negozi del centro. «È triste - dice Stefano Scarparo, salumeria Beltrami - quando chiudono dei negozi. Spero che questi nostri colleghi riescano a trovare collocazioni alternative». C’è chi vede nella chiusura un’occasione per riportare tanti negozietti in centro: «Potrebbe essere il modo - dice Marco Bianchi, libreria La Rocca - per ricreare in centro l’atmosfera degli anni ’50 e ’60, con tanti piccoli commercianti e un centro anche esteticamente più bello».

«Io - dice Mauro Magnani, ottico - spero che nel mercato coperto non entri la grande distribuzione. Bisogna dare spazio all’imprenditorialità individuale».

«Come commerciante di cappelli - dice Franco Ascari - con il negozio a pochi passi dal mercato coperto non posso che essere preoccupato per questa chiusura: in zona ci sarà meno gente, ne soffriremo tutti». «Mi spiace per i miei colleghi - dice Silvio Consolandi, pescivendolo - ma era chiaro che sarebbe andata così: i costi di gestione di quella struttura sono eccessivi e vengono scaricati sul consumatore con prezzi a volte troppo alti».

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