Il sindaco “blinda” Franco Chiari
Muzzarelli, via portavoce, difende il comandante: «Non si tocca»
E' ormai guerra a Modena tra
l'amministrazione comunale e alcuni sindacati della polizia municipale sulla gestione del corpo guidato dal comandante Franco Chiari, confermato dopo l'insediamento dell'attuale giunta. Il sindaco Gian Carlo Muzzarelli, a sorpresa tramite il suo portavoce Stefano Bellentani, manda a dire in una nota che «appare stupefacente che si tenti di far diventare oggetto di discussione sindacale l'attività del comando della polizia municipale, ricorrendo anche al metodo vergognoso delle lettere anonime». In ogni caso, «il giudizio sul comandante Chiari non è sottoposto al gradimento sindacale e non saranno certamente le provocazioni infarcite di inesattezze di questi giorni a modificare il giudizio dell'amministrazione, che ritiene che il comandante abbia perseguito e realizzato gli indirizzi e gli obiettivi che gli sono stati affidati». È questo il clima nel quale si attende l'incontro tra amministrazione e sindacati negli uffici comunali di via Galaverna, domani dalle 15.
Secondo i critici a partire dal Sulpl, la sigla più rappresentativa, l'incontro avrebbe dovuto riguardare i turni H24 ma è stato imposto di discutere di videosorveglianza. È il tema per il quale il Sulpl sollecitò tramite esposto il garante della privacy, che aveva risposto dicendo al comune di comunicargli «le eventuali iniziative adottate o che si intendono adottare» sulla videosorveglianza rispettando gli obblighi su «protezione dei dati personali» e «controllo a distanza dei dipendenti». In questo senso, il Sulpl ha lanciato in questi giorni un referendum che certifichi la reale volontà degli agenti sul tema: «Dopo il centinaio di firme raccolto ieri stiamo crescendo e in termini di adesione siamo ormai ad oltre il 50% del comando», fanno sapere dalla sigla autonoma.
Se un accordo-sanatoria sui video (Secondo alcuni sindacati, le Rsu della Cgil lo avrebbero già condiviso) escluderebbe il referendum, sul merito del problema sta circolando una voce: visto che fino a qualche giorno fa i cartelli che avvertivano della presenza delle 19 videocamere al comando non c'erano, anche i cittadini che si recavano nei locali in questione non sapevano che ci fossero. E dunque, ora, qualcuno potrebbe pensare di lanciare una sorta di 'class action' di cittadini sui mancati avvisi.
Nel frattempo, la giunta risponde anche all'interrogazione del movimento 5 stelle («Chiari vuole chiudere con l'accordo-sanatoria ma bisogna aspettare il referendum», è il senso della mossa M5s) cui ne è seguita un'altra di Per Me Modena, a sua volta forza di minoranza. L'amministrazione ribadisce che la definizione di un accordo sindacale sulla videosorveglianza, «installata per ragioni di sicurezza della sede e del personale», deriva da «Una indicazione del garante della privacy, cui le medesime organizzazioni sindacali si sono rivolte». Bellentani per conto del sindaco (in questo modo è la prima volta nel mandato) precisa poi che «le organizzazioni sindacali sono libere di sottoscrivere o meno l'accordo o di promuovere un referendum, ma preso atto della singolarità di voler far votare i lavoratori su un non-accordo, e precisato che la rsu del comune rappresenta tutti i dipendenti dell'ente e non solo la polizia municipale, si rammenta che in mancanza di sottoscrizione sindacale la situazione verrà conclusa presso la direzione territoriale del lavoro».
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