La depressione: uno su dieci ne soffre
Silvia Alboni di Unimore: «Sarà la seconda causa di disabilità nel mondo: oggi la ricerca è in crisi, serve più attenzione»
Modena per due giorni capitale della lotta alla depressione. Merito di un gruppo di lavoro dell’università di Modena che sta cercando di approfondire le frontiere di una patologia sempre più diffusa e difficile da contrastare.
L’analisi è affidata alla ricercatrice Silvia Alboni, responsabile del convegno che inizierà domani.
Partiamo da qui e chiariamo: la depressione è a tutti gli effetti una patologia, e non un malessere, una situazione in cui uno si trova.
«Si tratta di una malattia complessa ed altamente debilitante che secondo stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità diventerà la seconda causa di disabilità nel mondo nei prossimi anni. La depressione ha conseguenze negative per il soggetto che ne soffre ma anche per le persone che gli vivono accanto e nella sua forma più grave può portare al suicidio. Il quattro per cento delle persone con disturbi dell'umore commette suicidio».
Che incidenza ha sulla popolazione?
«La depressione è il più comune tra i disturbi psichiatrici. In Italia è stato calcolato che più di una persona su dieci soffrirà di un episodio depressivo nel corso della vita. L'incidenza può poi aumentare in specifiche popolazioni di soggetti (come l'anziano) o in presenza di condizioni ambientali avverse».
Si ha sempre un certo pudore a parlare di questa malattia, che ormai è diventata una piaga sociale.
«I costi sociali ed economici di questa malattia sono enormi anche perché la gestione della malattia rimane una sfida nella pratica clinica».
Come la si cura?
«Nonostante oggi siano disponibili diversi tipi di farmaci per il trattamento della depressione, la loro efficacia risulta ancora fortemente variabile e scarsamente prevedibile nei diversi soggetti. Alcuni autori hanno addirittura messo in dubbio l’efficacia di tali farmaci ma nella pratica clinica vengono ampiamente utilizzati e rappresentano uno strumento di cura essenziale».
Le cause sono note?
«Restano dei così detti “bisogni insoddisfatti” legati soprattutto al fatto che ancora non si conoscono esattamente le cause che portano alla sviluppo della depressione».
A che punto è la ricerca?
«La ricerca nell'ambito delle malattie psichiatriche sta vivendo un periodo di crisi. Da un lato ci sono i ricercatori “di base” che lavorano per mettere in luce i meccanismi molecolari e cellulari responsabili dello sviluppo della malattia (supportati da tecniche sempre più sofisticate e potenti) e dall'alta i clinici ben consapevoli della complessità del fenomeno nella sua totalità a livello di organismo e società».
Nel convegno quali aspetti metterete in luce?
«Il ciclo di seminari dal titolo “Fattori determinanti dell’interazione corpo e mente: significato nello sviluppo e cura della psicopatologia” rivolto e fatto da clinici e neuroscienziati mette in luce la complessità dei processi (che riguardano l'intero organismo e non solo il suo cervello) che portano a determinate risposte comportamentali e quindi la necessità di considerare il contesto in cui questi avvengono».
Perché Modena ha scelto di porre l’attenzione su questa patologia?
«L'idea è che un sostanziale progresso nella cura della depressione, e delle malattie psichiatriche in genere, richiede un'incondizionata collaborazione tra chi ogni giorno gestisce la malattia in corsia o in laboratorio su obiettivi comuni. In quest'ottica da anni è iniziata una proficua collaborazione con la dottoressa Silvia Ferrai (ricercatore psichiatra) del gruppo del professore Marco Rigatelli».
Di cosa si sta occupando il vostro gruppo di lavoro?
«Nel Gruppo di Ricerca del Dipartimento di Scienze della Vita di cui faccio parte (diretto dalla prof. Nicoletta Brunello) come assegnista di ricerca, da moltissimi anni ci occupiamo dello studio dei meccanismi molecolari alla base dello sviluppo della depressione e della risposta al trattamento con antidepressivi. Risultati recentemente ottenuti, in collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanità (dott. Igor Branchi) e la Sapienza (dottoressa Laura Maggi), che verranno discussi in queste giornate dimostrano ad esempio che l'ambiente in cui viene somministrata la terapia antidepressiva ha un ruolo importantissimo nel determinare la risposta».
Che percorsi è necessario attivare?
«Questo dato suggerisce che agire positivamente sull'ambiente del paziente con supporto psichiatrico ed dando i giusti strumenti alle loro famiglie potrebbe portare a benefici consistenti per queste persone».
@dvdberti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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