Operazione Intoccabili: favori elettorali, altri 2 indagati per cene con “amici pericolosi”
Diventano 3 i dipendenti Sgp coinvolti nell’inchiesta della Procura riservata all’ex capogruppo Pd Megale e agli incontri nella sua campagna elettorale del 2014. Un operaio organizzava gli incontri con Ambrisi e Bonini, in manette per l’operazione “Intoccabili”, due tecnici sgp raggiounti da avviso di garanzia
SASSUOLO. Come nella ormai famosa foto di “Mafia Capitale” nella quale il ministro Poletti cena con il boss Casamonica: strette di mano e cene per ottenere voti alle elezioni per il Comune. Succedeva a Sassuolo poco più di un anno fa. In cambio, interessi di “amici pericolosi” che sedevano alla stessa tavola e pagavano anche il conto del gruppo.
Interessi privati ora al centro dell’inchiesta aperta in Procura che vede coinvolti il capogruppo dimissionario Pd Vincenzo Megale e i dipendenti di Sgp che sono diventati tre. In altre parole, sono indagati un politico con un ruolo nell’amministrazione e tre uomini della consociata che può dare permessi per i locali pubblici: un operaio che organizzava le serate invitando tutti e due funzionari, uno dei quali dell’Ufficio tecnico.
È questa la cornice dell’indagine nata da una costola dell’Operazione Intoccabili ma del tutto nuova, condotta dal pm Claudia Natalini.L’accusa per Megale è di corruzione elettorale, un reato minore contemplato nelle norme elettorali da non confondere né con la corruzione né col voto di scambio (reato grave che per ora non si profila). Restano quindi da chiarire la natura e gli scopi degli incontri del capogruppo Pd con Rocco Ambrisi e Adamo Bonini, i due accusati di estorsione e usura. Rapporti che costituirebbero una “relazione pericolosa” e “borderline” tra pezzi della politica e dell’amministrazione sassolese, dipendenti di Sgp e bacini di voti.
Per i tre della Sgp - l’operaio che organizzava le cene e i due funzionari - l’accusa è di concorso in corruzione elettorale. La Procura ha ascoltato numerose persone informate sui fatti, compreso un giornalista sassolese vicino al Pd, ma per ora l’ambito resta quello emerso durante altre indagini: quelle sui locali che ottenevano prestiti a strozzo (fino al 420%) e poi minacce ed estorsioni per non aprire locali nuovi. Perché, come diceva Ambrisi a un pizzaiolo sua presunta vittima, «qui a Sassuolo non c’è più posto per altre pizzerie».
Ma n’era invece per quella di Bonini e ce ne sarebbe stato, a quanto è dato sapere a questo punto dell’indagine, nel caso che qualche mano invisibile in amministrazione o in qualche ufficio “giusto” avesse dato un colpetto favorevole per ottenere i permessi. Permessi più facili da ottenere con il via libera della compartecipata Sgp, che ha un peso importante nel rilascio di documenti per questo scopo.
Questo sarebbe insomma il controfavore che si configura dalle chiacchierate raccolte nelle intercettazioni su altri fatti e da qui è spuntato il nome di Megale. Controfavore, come detto, non esplicitato direttamente (altrimenti, come detto, il reato sarebbe voto di scambio).
Come nell’affare Buzzi-Carminati di “Mafia Capitale”, nella ormai celebre foto in cui il ministro Poletti è a tavola con il boss Casamonica, ora la fotografia immaginaria mostra politici sassolesi a cene pre-elettorali con persone chiacchierate e non temute che alla fine pagano il conto.
Siamo nel maggio e giugno 2014, nel pieno della tornata finale della campagna delle elezioni amministrative. Ad alcuni incontri pubblici e cene, secondo quanto sta appurando la Procura, Megale avrebbe incontrato Ambrisi e Bonini. Oggetto della discussione, i voti della comunità di Irsina, la più grande a Sassuolo, qualcosa come quasi ottocento nuclei familiari provenienti dallo stesso paese lucano. Come si potevano incanalare quei voti? Con incontri, conoscenze, accordi e canali “amicali”. E a pagare erano sempre altri. Secondo quanto ipotizzato dagli investigatori, il conto è stato saldato anche da Adamo Bonini che è tra l’altro proprietario di una nota pizzeria sassolese.
È un comportamento illecito? Non è detto. Il punto è controverso: qualunque candidato durante la campagna elettorale fa promesse e quindi chiede voti in cambio di potenziali benefici per gli elettori. Ma la legge non permette che i voti vengano incanalati per benefici personali, tanto più se illeciti o illegali. È questo un aspetto che sta diventando il nucleo di un’inchiesta che, secondo voci in Procura, dovrebbe in ogni caso concludersi abbastanza celermente. In ogni caso, ha spiegato la Musti, l'ex sindaco Luca Caselli e la sua giunta non sono assolutamente coinvolti nelle indagini.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
