Uno scrigno pieno di capolavori
L’edificio che fu di Umberto Severi raccoglie 120 opere e numerose sculture
Palazzo Foresti, in via San Francesco di fronte alla chiesa ancora chiusa causa sisma, è un grandioso palazzo realizzato negli anni '90 dell'Ottocento, decorato all'interno tra il 1893 e il 1895 dagli artisti Lelio Rossi, Fermo Forti, Andrea Becchi, Carlo Grossi.
Il piano nobile è composto da alcuni saloni, nei quali oggi è esposta la collezione Marri e in precedenza ospitava dipinti e scultore dell'imprenditore Umberto Severi (Marri comprò l'edificio dalla prima moglie Regina) e un centinaio di anni fa quelle di Pietro Foresti. Il clou della visita al piano nobile è rappresentato dal “salottino rosa”, una sorta di “bomboniera” arricchita con le opere di Grossi che ha raffigurato le fasi del giorno sotto forma di figure femminili danzanti.
Gli altri spazi occupano le tante opere, oltre 120, della collezione di Alberto Marri, disposte sulle pareti delle sale spesso arricchite con le tante sculture di Messina e una statua quattrocentesca restaurata già proprietà Severi. Sono tanti i capolavori presenti in questi spazi, visto che Marri ha prima iniziato a raccogliere i lavori degli artisti carpigiani e modenesi: «Il primo fu appunto Zampigni, ma ben presto però - ricorda l'imprenditore - mi accorsi che esistevano altri periodi anche se a Modena alcuni pittori notevoli ci sono, come Muzzioli del quale anni fa ho organizzato una rassegna qui a palazzo. Ben presto mi sono innamorato dei macchiaioli e dei naturalisti toscani e ho iniziato a collezionare le opere principali che ho pubblicato nel nuovo catalogo». Ecco allora che sulle pareti scorrono alcune opere molto note di Giovanni Fattori, di Signorini, Boldini, Bandi, de Tivoli, Cecconi, Miti Zanetti. In ogni sala una sorpresa e durante le aperture pubbliche gli appassionati possono analizzare i dipinti che preferiscono scoprendo in fretta - cosa che non accade in tutte le raccolte private - autore, titolo e anno dei lavori grazie ai puntuali cartellini esposti. In alcuni casi si nota la fotocopia di un dipinto: «Faccio come fanno i musei - conclude il collezionista carpigiano - metto dove il dipinto è attualmente in prestito. Ormai la voce gira e tanti luoghi mi chiedono in prestito le opere, anche perché io chiedo solo l'assicurazione e mai contropartite in denaro. Attualmente - aggiunge il collezionista - ne ho mandati 5 al castello di Pavia, uno all'Istituto Matteucci di Viareggio e altri al Poldi Pezzoli, al “Mart” (Museo d'Arte Moderna e Contemporanea), di Rovereto di Trento, in Spagna». (s.l.)
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