«Voglio la verità sulla morte di mio padre»
Nonostante l’archiviazione della Procura, la figlia di Mario Monduzzi chiede di riaprire il caso
Esce dalla casa di riposo comunale per un problema apparentemente addominale ed entra al Pronto Soccorso nell’ospedale di Baggiovara nel giro di mezzora. Una volta sul letto d’ospedale comincia ad accusare gravissimi problemi respiratori, che peggiorano velocemente. L’ossigeno che a un certo punto gli viene fornito non serve a scongiurare il peggio. Vengono disposte ed eseguite a distanza di un paio d’ore una Tac e una radiografia, ipotizzando una perforazione polmonare o da un blocco intestinale. Nessun risultato pratico ma i sanitari cercano di tranquillizzare i parenti. Inutilmente.
Mario Monduzzi, modenese, ex netturbino, 61 anni, muore cinque ore dopo il ricovero. La sua salma viene riconsegnata ai parenti due mesi e mezzo più tardi. La diagnosi del medico legale, chiamato in causa dallo stesso ospedale dopo le proteste dei familiari, certifica il decesso per una polmonite che nessuno ha saputo vedere e diagnosticare in tempo per prendere adeguate contromisure.
«È inconcepibile morire in ospedale in quel modo - protesta la figlia Fiorella Monduzzi - All’inizio è stato ricoverato come codice giallo, cioè non grave. Ma le sue condizioni peggioravano di minuto in minuto. Noi abbiamo chiamato, fermato implorato tutti quelli che avevano un camice bianco affinchè guardassero mio padre, lo esaminassero, cercassero di fare qualcosa mano a mano che il suo respiro diventava un rantolo. Lui supplicava aiuto ma a parte qualche analisi sommaria nessuno si è realmente soffermato a vedere cosa stava succedendo. Possibile che in una struttura sanitaria come quella, che sbandierano come un’eccellenza, non si capisca che c’è un anziano con una gravissima polmonite? E che nessuno faccia niente per salvarlo, curarlo, alleviare il suo dolore?»
Ora la vicenda della sua morte avvenuta il 7 aprile scorso è finita sul tavolo di un magistrato a Palazzo di Giustizia a Modena. In prima battuta il giudice ha disposto l’archiviazione per quanto riguarda eventuali responsabilità penali ma la famiglia si è opposta e ha richiesto un supplemento d’istruttoria per illustrare la documentazione raccolta, a partire dalle riprese video fatte con un telefonino e che documentano le sofferenze dell’anziano.
Restano le responsabilità civili e quelle amministrative, ma diventeranno un altro capitolo nella gestione dell’assistenza e dell’emergenza. Bisognerà vedere che cosa dirà la direzione sanitaria in proposito. Bisognerà capire se ci si trova davanti a un altro caso di malasanità, come ripetono su internet anche le riviste on line o se ci sono altri problemi.
Saverio Cioce
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