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«Noi come vittime delle fonderie»

«Noi come vittime delle fonderie»

Vigili e videosorveglianza: salta la trattativa sindacale dopo la frase del Sulpl

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Chi scommetteva che all’incontro di ieri tra Comune, comando e sindacati sul caso videosorveglianza non sarebbero mancati litigi e colpi di scena, avrebbe vinto facile. Così è stato e il confronto sindacale è stato sospeso. Perchè sono stati evocati i fantasmi dell’eccidio delle fonderie, una ferita per l’intera città di Modena. Ovvero è stato detto, in sostanza, che questa amministrazione sarebbe “figlia” di quella del 1950 e che i vigili sono vittime come gli operai delle fonderie.

Il Comune: «È inaccettabile che il Sulpl proponga un parallelo tra la vicenda della strage delle Fonderie del 9 gennaio del 1950 e il confronto in corso sulla videosorveglianza nella sede della Municipale. Un’amministrazione democratica non può tollerarlo». Così il direttore generale del Comune Giuseppe Dieci, capo della delegazione dell’amministrazione, alla decisione di sospendere il tavolo sindacale che stava, appunto, affrontando la questione del previsto accordo sulla videosorveglianza. Solo un rappresentante delle rsu della Cgil, Donato Vena, ha firmato il testo. Per raggiungere l'accordo servirebbero almeno 14 adesioni di delegati su 27 totali (15 Fp-Cgil, cinque Csa, tre Sulpl, tre Cisl-Fp, uno Uil-Fpl) entro otto giorni da ieri, come da prassi. Se l'intesa non sarà raggiunta, l'amministrazione potrà procedere rivolgendosi alla direzione territoriale del lavoro. Dieci in apertura ha fatto subito capire che la discussione sulla videosorveglianza era pressochè chiusa: chi firma entro il 15 bene, ma si va avanti. Il Sulpl invece, forte di 120 firme di agenti nell'ambito della nota richiesta di referendum, avrebbe voluto continuare il dibattito. Dieci: «Di fronte a una richiesta strumentale di sospendere il provvedimento un rappresentante del Sulpl ha avanzato accuse pesanti all’amministrazione comunale fino a quell’assurdo parallelo che è offensivo per la memoria di quei lavoratori e per l’intera città, oltre che improprio se pensiamo alle condizioni di lavoro degli operai negli anni Cinquanta e a quelle odierne degli operatori della Polizia municipale».

E così Chiari, Dieci e gli altri due della delegazione si sono alzati e, profondamente indignati, hanno abbandonato il tavolo della trattativa per protesta. «Abbiamo atteso che gli altri rappresentanti sindacali prendessero ufficialmente le distanze da quelle parole pesanti – aggiunge Dieci – e abbiamo ritenuto, comunque, che non ci fossero le condizioni per proseguire serenamente il confronto. A questo punto, come delegazione trattante ci auguriamo che le Rsu e le organizzazioni sindacali prendano posizione su affermazioni e comportamenti che in tutta evidenza hanno come unico obiettivo quello di impedire un confronto di merito tra le parti. Per parte nostra – conclude Dieci – riteniamo che il confronto sia solamente sospeso, rimaniamo in attesa delle prese di posizione sindacali e abbiamo rimesso all’amministrazione comunale la decisione sulla prosecuzione del confronto».

A caldo, un primo commento arriva dal segretario Fp-Cgil Marco Bonaccini: «Il paragone con le fonderie? Evitiamo paralleli inutili e inopportuni. Stiamo sul merito dei problemi, aver citato i fatti del 1950 è stato uno scivolone».

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