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Crepet a Modena: «Sicurezza, troppo facile dare la colpa agli stranieri»

Il professionista Crepet, ospite alla Lapam di Modena, ha offerto una visione alternativa della criminalità
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Il professionista Crepet, ospite alla Lapam di Modena, ha offerto una visione alternativa della criminalità

Convegno alla Lapam di Modena fa il punto sulla criminalità e i rischi per le persone anziane. Paolo Crepet smonta i luoghi comuni e “striglia” i modenesi sulle infiltrazioni

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MODENA. Problema sicurezza? «Guardiamo anche in casa nostra». Non ha usato giri di parole Paolo
Crepet
ieri alla Lapam. Lo psichiatra è intervenuto in un convegno dal tema “Sos sicurezza”. «Se sono un ladro dell’Est - ha esemplificato Crepet - e porto via tre orologi da una casa a chi li vendo? Il ricettatore è italico. Se un magrebino vende droga in piazza è perché ha una fabbrica in Marocco o c’è un’associazione alle spalle che gli passa le dosi e a cui deve ridare i soldi. Sono italiani e non tutti del Sud. Sapete meglio di me cosa è successo dopo il terremoto».

Il riferimento è all’operazione Aemilia e agli appalti nel mirino. «Questa terra è infiltrata - ha ripreso l’ospite, tra l’altro sociologo e scrittore - non possiamo prendercela con chi viene dalla Romania o dal Bangladesh. I problemi non sono tanto gli 80 euro della droga, ma gli 800mila dell’appalto. Se tu non paghi il pizzo ti dicono dove va a scuola tua figlia. Anche questa è insicurezza».

Non sono mancate critiche trasversali alle istituzioni. Secondo Crepet il dire “È complicato” in casi difficili è un modo per non risolverli. «Quando in un Comune del Mantovano c’erano tutti i soldi riciclati dalla camorra - ha aggiunto lo psichiatra - nessuno s’era reso conto di niente? Andiamo a vedere da dove vengono e dove vanno i prodotti falsi in stazione. C’è un fatturato sotto di miliardi. Se un gruppo di tre rumeni ruba nelle ville della Bassa è perché dietro c’è un’organizzazione criminale che le tollera. In Sicilia uno che ha rubato la macchina sbagliata è stato trovato morto dopo tre ore. La loro “giustizia” è certa. Se non ci sono tanti morti per mafia chiedetevi perché. A Bari mi hanno spiegato che se è così si sono messi d’accordo».

Interessi nascosti, ha ipotizzato lo psichiatra, potrebbero esistere per un tema molto sentito: la certezza della pena. «Se non c’è un motivo ci sarà - ha detto Crepet - come per l’omicidio stradale che in Italia non c’è. C’è il processo breve se hai ucciso un bambino. Prendi sedici anni di reclusione che diventano sette o otto con la buona condotta. Rivolgetevi alla forza politica e non votate chi fa leggi del genere».

Per l’esperto la sicurezza «è una questione di relazioni». Un esempio è fornito da Franco Chiari. «Un uomo anziano ha sposato la badante - ha affermato il comandante della polizia municipale - dopo aver perso la moglie. Con un’indagine acquisiamo gli elementi per le intercettazioni ambientali. Così scopriamo che esiste una violenza psicologica e fisica. Il signore è stato umiliato, la proprietà era già intestata alla nuova moglie. Senza i vicini che hanno segnalato non saremmo riusciti a conoscere l’episodio. La signora l’abbiamo arrestata». C

hiari ha assicurato nuovi interventi dal Comune di Modena con il Piano sicurezza, indicando alcune cifre. «Con lo sportello “Non da soli” abbiamo avuto circa 700 richieste dal 2007 a oggi - ha ricordato il comandante - di cui 91 nel primo trimestre del 2015, con quasi 14mila euro riconosciuti. La Fondazione emiliano-romagnola vittime dei reati ha dato complessivamente 95mila euro per 16 richieste. Il Fondo della Camera di Commercio per le imprese ha finanziato 25 domande per circa 31mila euro».

Nessuna cifra da Erio Luigi Munari, presidente generale Lapam Confartigianato di Modena. «Mettiamo le imprese a conoscenza dei rischi», ha confermato Munari. «I singoli casi riescono a scuotere le coscienze - ha detto il prefetto, Michele Di Bari - dobbiamo creare le migliori condizioni possibili per elevare la percezione della sicurezza».

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