I 5 Stelle: «Questa giunta deve dimettersi»
Rutigliano: «Gesto dovuto se le dichiarazioni al telefono sono vere». Pd sassolese: «Basta maldicenze»
«Se davvero il capogruppo Pd ringraziava gli arrestati per i voti ricevuti, non c'è alternativa alle dimissioni dell'amministrazione comunale. Megale quei voti non li avrebbe certo raccolti solo per sé, ma per portare all'elezione dell'attuale sindaco. Io spero che queste cose non siano vere, ma purtroppo temo che lo siano. E in questo caso l'unica strada possibile sarà quella delle dimissioni». Silvano Rutigliano, consigliere del Movimento 5 Stelle, è molto chiaro sulla vicenda dei presunti favori elettorali che ha portato alle indagini su Giuseppe Megale e su tre dipendenti di Sgp: «La situazione è drammatica e ogni giorno arrivano nuovi sviluppi. Davvero si fa fatica a trovare giustificazioni e sentiremo che cosa ha da dire in merito il sindaco nelle prossime occasioni di confronto». Che saranno la Commissione di controllo e garanzia, chiesta dai 5 Stelle e convocata dal presidente Claudia Severi per lunedì 12, e il consiglio comunale della sera successiva: «Anche in queste occasioni, avremmo preferito un contradditorio ampio che invece ci verrà negato. In commissione Pistoni relazionerà ma poi ci è stato assegnato un tempo massimo per un solo intervento a gruppo. E anche l'informativa della sera dopo in consiglio sembra fatta per negare il contradditorio, che invece i cittadini aspettano». Interviene sul tema anche Rifondazione comunista, con i suoi responsabili regionale e provinciale: «L’operazione Untouchables ci parla di usura ed estorsioni operate ai danni di commercianti e imprenditori di Sassuolo e di nuovo l'inchiesta coinvolge il mondo della politica e la modalità con cui si costruisce il consenso elettorale. Ci domandiamo se le dimissioni di Megale siano sufficienti per restituire credibilità al consiglio comunale? E' davvero possibile che le istituzioni locali non sapessero?». Dall'altra parte il Pd sassolese ricompatta i ranghi e cerca di restare unito nella bufera. Ieri sera una Direzione di partito dovrebbe aver risolto il problema di nominare un nuovo capogruppo, ruolo che da domenica è in carico a Matteo Mesini, il segretario. Si pensa a una figura senza precedenti mandati amministrativi e il nome più gettonato sembra quello di Nicola Prodi. Ma il Pd ha affidato a facebook anche una dichiarazione: «Viviamo la sofferenza e l’amarezza di vedere uno dei nostri candidati alle elezioni comunali oggetto di indagine; aspettiamo che la magistratura concluda le sue inchieste, ma ci vogliamo smarcare da chi insinua maldicenze sulla nostra campagna elettorale. Non abbiamo mai avuto contatti con gli indagati dell’operazione “The untouchables” e i nostri bilanci sono trasparenti e depositati, visionabili da chiunque ne faccia domanda». (g.b.)
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