Marzaglia: Italia Nostra di Modena accolta come parte civile
Iniziato ieri il processo contro i due dirigenti comunali e il progettista della pista. L’ente e l’associazione Amici del Bosco ora sono possibili soggetti danneggiati. Le polemiche partirono subito per la distruzione dell'area verde e gli illeciti edilizi
MODENA. Italia Nostra e l’associazione Amici del Bosco di Marzaglia saranno parte civile al processo contro due dirigenti comunali e il progettista della pista che h prodotto l’ampio disboscamento al centro di una disputa che dura da anni. Lo ha deciso ieri mattina il giudice Domenico Truppa nel corso della prima udienza del processo che vede imputati per il reato di lottizzazione abusiva Giovanni Villanti, 69 anni, ex dirigente dell’Ufficio Pianificazione Territoriale del Comune oggi in pensione, il suo successore e attuale dirigente Marco Stancari, 60 anni, e anche Giuseppe Gervasi, 61 anni, progettista della Vintage Spa, concessionaria dell’autodromo (sono difesi dagli avvocato Roberto Chiossi, Roberto Mariani e Massimo Vellani). Il giudice ha anche accolto tutte le prove delle parti. Per questo motivo dalla prossima udienza, fissata per il 18 febbraio, verranno ascoltati i consulenti che illustreranno le loro relazioni tecniche da punti di vista molto diversi sulla controversa vicenda del taglio del bosco propedeutico alla costruzione dell’impianto voluto dal Comune, allora chiamato “pista prove” e oggi “autodromo”.
LA CITAZIONE IN GIUDIZIO: "TRASFORMAZIONE URBANISTICA" -- Nella citazione diretta chiesta dal pm Claudia Natalini si leggeva infatti che «la trasformazione urbanistica di terreni agricoli in una sorta di permesso a costruire rilasciato nel 2009 è da considerarsi illegittima». Ma anche il gip Adrea Ronito ha scandagliato la questione delle quote di verde che dovevano restare arrivando a una conclusione sfavorevole al Comune. Per il pm Natalini era proprio Stancari colui che aveva espresso «erroneamente» parere di regolarità tecnica sulla delibera del Consiglio comunale del dicembre 2003 in cui veniva eliminata la dicitura sul mantenimento della zona a verde pubblico nella misura dell’80%.
Commentava la Natalini: «Dicitura espunta in quanto lo Stancari riteneva che l’obiettivo fosse già stato raggiunto sulla base di una interpretazione erronea della norma secondo cui il vincolo del verde non avrebbe riguardato l’80% (inteso come 50%+30%) ma solo il 50% di cui almeno il 30% destinato ad uso pubblico», si legge nel suo documento. Questa questione dell’“uso pubblico dell’area verde” è il punto controverso e il Comune con i suoi dirigenti ha sempre difeso la quota minore. Attualmente il verde pubblico è inferiore ai 600mila mq pari al 55%, destinati “ad uso pubblico” poi c’è la zona del Bosco fattoria pari al 43% della superficie. Su questa questione delle quote si giocherà il processo. La posta in palio è la legittimità della concessione comunale a un progetto da sempre osteggiato dagli ambientalisti.
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