«Massimo, il miglior chef mai nato in Italia»
La scheda del direttore Vizzari celebra l’unicità della cucina della “rockstar” dei fornelli di via Stella
«Massimo Bottura è il miglior cuoco mai nato in Italia, perché i suoi piatti raccontano il nostro Paese con le intuizioni e l'ironia proprie dei grandi umanisti». È il giudizio definitivo (e impegnativo) di Enzo Vizzari, direttore della Guida espresso, nella sua scheda per l’Osteria Francescana.
«È la prima volta in 38 edizioni che la Guida dell'Espresso assegna il punteggio di 20/20, e lo fa per sottolineare uno spartiacque epocale da cui non si potrà più tornare indietro - scrive il direttore - se Gualtiero Marchesi ha stanato la cucina italiana dal rifugio sicuro delle “ricette della nonna” dietro cui vegetava, Bottura ha compiuto un passo ulteriore, trasformando i piatti in veicoli per mandare messaggi ed elevandoli a qualcosa di simile alle opere d'arte, non tanto per l'estetica di presentazione (che è poi un piacevole dettaglio), quanto per l'ampiezza e la profondità di pensiero su cui poggiano le basi».
« L’Osteria Francescana è il primo ristorante italiano divenuto tappa obbligatoria per chi ama la cultura in generale, e non semplicemente l'alta cucina, perché al fascino di mangiare in paradiso unisce il raro privilegio di alzarsi da tavola arricchiti. È un laboratorio dove si intrecciano suggestioni nostre e internazionali, dove persone con radici e storie lontane (Beppe, Davide, Taka... ) fanno squadra per lasciare una traccia. È un simbolo dell'Italia intelligente che accoglie e si trasforma, quella che all'estero, malgrado tutto, continuano ad ammirare».
E ancora: «Massimo Bottura è il miglior cuoco mai nato in Italia, perché ama troppo la tradizione per lasciarla intatta, e piatti come il “Bollito non Bollito” o le “Cinque Stagionature del Parmigiano Reggiano” stanno alla cucina italiana come l'automobile sta alla carrozza. Che piaccia o meno - aggiunge Vizzari - il suo stile da rockstar intellettuale, ha avuto il merito di spostare i riflettori mediatici sul cibo senza ricorrere alle finzioni dei format televisivi, e l'ha fatto grazie a una passione sincera e contagiosa non distante dall'ossessione che muove gli artisti. Nel 2015, già solitario in vetta da alcuni anni, è stato capace di migliorarsi ancora, creando nuovi piatti più buoni che mai (su tutti, i “tagliolini primavera in astratto”), dimostrando anche agli ultimi scettici che non c'è ipocrisia nel suo continuo misurarsi con se stesso prima che con gli altri».
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