Museo Ferrari di Modena Renzi contestato, si consola con le grandi famiglie d’America
Il marchio Ferrari protagonista della serata voluta da John Elkann e Marchionne dove il premier ha cenato con alcuni tra i più ricchi d’oltreoceano. E intanto si prepara la quotazione a Wall Street
MODENA. Arriva dall’ingresso secondario, evita il confronto con i manifestanti della Fiom che lo attendevano a suon di slogan e fischietti, e non rilascia dichiarazioni sulla sua giornata emiliana, divisa tra Bologna e Modena. Matteo Renzi “atterra” al Mef, atteso da Sergio Marchionne e John Elkann, quando già tutte le famiglie americane dell’alta finanza erano lì ad attenderlo. L’incontro, organizzato dalla banca d’affari Bdt voluta dal presidente di Fca John Elkann, è un appuntamento annuale e per Modena un’occasione, targata comunque Ferrari. Accanto a Matteo Renzi c’era Marco Simoni, uno dei suoi fidati consiglieri in materia di economia e imprese. Trentadue i coperti previsti a tavola, Renzi aveva accanto gli stessi Marchionne ed Elkann e durante le quasi tre ore di permanenza ha tenuto un breve discorso.
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Ad ascoltarlo famiglie dai cognomi altisonanti. La Bdt ha, tra gli altri, i rappresentanti della famiglia Mars, citata da Forbes come una delle prime tre famiglie degli Stati Uniti. O Byron Trott, numero uno della banca, citato più volte da Warren Buffet - una sorta di oracolo per gli investitori di tutto il mondo - come l’unico dei banchieri di cui fidarsi. Un bello spot, tanto che la sintesi di incontri internazionali come quello di ieri è proprio questa: come capitalizzare al meglio la ricchezza di queste famiglie.
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Una platea che vede le prossime sfide italiane sulle privatizzazioni come un granello di sabbia nel loro mare. Mentre nel loro mare si potrà distinguere il rosso fiammante della Ferrari, perché anche se non era all’ordine del giorno, la parola Ferrari è risuonata, eccome, con un tempismo eccezionale. Tutto questo, infatti, mentre per la quotazione della Rossa alla Borsa di New York, che non potrà essere effettuata prima del 12 ottobre, a un anno dalla fusione tra Fiat e Chrysler, è ormai partito il count down. Il presidente John Elkann e l’ad Sergio Marchionne annunceranno a breve il prezzo e il giorno esatto in cui suoneranno la campanella di Wall Street per il titolo Ferrari.
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Secondo fonti citate dall’agenzia Bloomberg, l’offerta pubblica, che si concluderà entro la fine del mese, potrebbe spingere il valore della casa di Maranello verso l'alto, fino a 11 miliardi di euro (12,4 miliardi di dollari) rispetto ai 10 miliardi di euro stimati. L’operazione è molto attesa e le richieste degli investitori agli istituti interessati sono di gran lunga superiori all’offerta. È possibile che per l'Ipo si aspetti il voto dei 40.000 lavoratori americani di Fca. L’accordo con il sindacato Uaw arriva infatti dopo la bocciatura della precedente intesa - la prima in 30 anni di un contratto preliminare - da parte delle tute blu del gruppo. Una tabella di marcia non è stata ancora definita. Il primo appuntamento è per domani a Detroit, quando i leader delle Uaw locali si riuniranno per discutere l'accordo, che sarà poi votato all’interno delle fabbriche.
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Fabbriche che, invece, a Modena ieri sera erano in strada. Dalla Maserati qualcuno è uscito a piedi al termine del turno per affiancarsi a chi, della Fiom, era già pronto a manifestare. E a proposito di diritti, il cartello principale della protesta recitava così: «Negli Usa i sindacati trattano e i lavoratori votano. In Italia no. Perché?».
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