Gazzetta di Modena

Modena

Al Teatro San Carlo Bussi e Giovannini presentano il Rinascimento a Modena

Lo storico modenese Rolando Bussi
◗
Lo storico modenese Rolando Bussi

Rolando Bussi e Carlo Giovannini, studiosi del Cinquecento a Modena e dei suoi cronisti locali, oggi alle 17 parleranno al Teatro San Carlo del primo volume della "Cronaca" di Tommasino de' Lancellotti da loro curato, presenti Andrea Landi per la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e lo storico Marco Cattini

4 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Sabato 10 ottobre alle 17 al Teatro del Collegio San Carlo Andrea Landi, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, e Marco Cattini, professore emerito dell'Università Bocconi di Milano, che si è a lungo occupato di storia della nostra città, presenteranno il primo volume della “Cronaca di Modena 1509-1555” di Tommasino de' Bianchi detto de' Lancellotti, curata da Rolando Bussi e Carlo Giovannini.

Abbiamo chiesto a Rolando Bussi, la cui rubrica “Modena nelle Cronache” compare tutti i sabati sul nostro giornale, “saccheggiando” spesso l'opera di Tommasino Lancellotti, di parlarci del libro che verrà presentato domani.

«Innanzitutto un ringraziamento all'amico Marco Cattini, che domani ne parlerà da par suo, e alla Fondazione, che dopo avere finanziato l'anno scorso il volume da me curato che conteneva la Cronaca di San Cesario (che va dalle origini di Modena al 1547) e la Cronaca di Modena scritta da Alessandro Tassoni seniore, nonno dell'autore della Secchia rapita (che copre il periodo dal 1106 al 1562), ha accettato di iniziare la pubblicazione della Cronaca di Modena di Tommasino de' Bianchi detto de' Lancellotti. È un'opera fondamentale per la conoscenza della storia cinquecentesca della nostra città perché Tommasino mette per iscritto giorno per giorno dal 1503 (purtroppo i primi sei anni sono andati perduti) fino al giorno della sua morte, a 81 anni, le vicende di Modena».


Si tratta di un inedito?
«Non esattamente. Il manoscritto della Cronaca in nove tomi è conservato alla Biblioteca Estense, e la benemerita Deputazione di Storia patria la pubblicò in dodici volumi (sono 5.172 pagine!) dal 1862 al 1884, a cura di Carlo Borghi (I-VIII), Luigi Lodi (IX-XI) e Giorgio Ferrari-Moreni (XII). I limiti gravissimi furono denunciati già nel 1968 (“edizione assai difettosa per i molti errori di lettura del manoscritto, specie nei primi volumi, e per l'arbitraria omissione di parti che parvero “sconce” od inutili all'editore”) dal modenese Tiziano Ascari, detto affettuosamente “Titti” dai suoi studenti del “Tassoni”, il miglior preside che abbia mai conosciuto, che stese la voce “Tomasino Bianchi” per il Dizionario biografico degli Italiani della Treccani.


Quindi una storia dettagliatissima della vita individuale, sociale, politica, economica della città...
«Per dare al lettore un'idea dell'importanza della Cronaca di Tommasino userò ancora le parole di Ascari: “Si tratta di un vastissimo diario in cui lo scrittore annotò giorno per giorno una quantità enorme di notizie: le morti, le nascite, i matrimoni nelle famiglie ragguardevoli; i fatti curiosi; le condizioni meteorologiche e l'andamento dei raccolti; i prezzi del pane, delle carni e delle varie derrate; l'avvicendarsi delle persone nelle cariche pubbliche e i provvedimenti delle autorità; le discordie e le paci tra le famiglie e le consorterie; i passaggi, gli accantonamenti e gli scontri di truppe; i passaggi e i soggiorni in città di personaggi importanti; le condizioni della sanità pubblica, l'edilizia e mille altre cose. Inoltre il Bianchi annotò tutte le notizie d'Italia e d'Europa che giungevano a Modena da fonti attendibili e inserì nella sua cronaca copia dei documenti non modenesi che riuscì ad ottenere.


È solo una cronaca o de’ Bianchi esprime anche valutazioni sul suo tempo?
«La rapida annotazione dei fatti è spesso accompagnata da osservazioni e commenti in virtù dei quali prende consistenza agli occhi del lettore la figura del Bianchi, i cui tratti caratteristici sono l'atteggiamento polemico verso il proprio tempo, un certo rassegnato pessimismo, un moralismo spesso pedante e invadente, una religiosità piuttosto superstiziosa, un fortissimo sentimento delle gerarchie sociali e insieme un vivo senso dell'onestà, della probità, dei doveri del cittadino verso la città e anche del ricco verso i poveri. Dà sapore alla cronaca anche la lingua in cui essa è scritta: una lingua che le continue intrusioni della sintassi e del lessico dialettali rendono vivace e pittoresca».


In cosa è consistito il lavoro suo e di Carlo Giovannini?
«Il conte Ferrari-Moreni, curatore dell'ultimo volume nel 1888, accortosi delle numerosissime omissioni, segnò a matita sul codice dell'Estense, con la sigla “Ined.”, le lacune lasciate dai curatori precedenti. Quando siamo partiti, pensavamo fosse sufficiente inserire ex novo le parti mancanti. Procedendo nel lavoro ci siamo resi conto di molti errori di lettura, di modifiche apportate al linguaggio di Tommasino, ecc. Carlo Giovannini, straordinario lettore di codici, ha pazientemente riletto con me parola per parola tutto il codice. La nuova edizione è perciò completa (naturalmente il lettore vorrà perdonare eventuali errori!) e dotata di un ampio apparato di note».


Dopo questo cosa vi attende?
«Naturalmente confidiamo di poter portare a compimento in tempi relativamente brevi la pubblicazione di tutta l'opera. I volumi II-IV sono già pronti per la stampa».
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google