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Buona Scuola, la Rete è in piazza

Buona Scuola, la Rete è in piazza

Prima manifestazione degli studenti, nel mirino: bus, caro-libri e Riforma Renzi

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MODENA. «Poter seguire i propri sogni». È uno dei “mattoni” con cui la Rete degli Studenti intende costruire una scuola «buona per davvero». I ragazzi dell’associazione hanno manifestato ieri contro la legge 107. Il corteo è partito dall’autostazione e s’è chiuso con un’assemblea in piazza Grande, in cui diverse sigle si sono schierate con loro. «Siamo tutti in giro a manifestare contro la riforma Renzi», ha esordito Camilla Scarpa, coordinatrice provinciale della Rete degli Studenti Medi.

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Erano le 7.45 e l’appello era rivolto ai ragazzi che s’affollavano alle fermate dei bus. I trasporti è uno dei punti promossi dalle studentesse e dagli studenti, che chiedono biglietti e libri meno cari. Alle 8 un nuovo invito ai ragazzi del Barozzi: «Siamo stanchi di non contare più nulla nei consigli d’istituto». La Rete contesta numerosi punti della “buona scuola”: presidi-manager, valutazioni «punitive» dei professori, lacune come l’assenza di misure forti su dispersione scolastica e analfabetismo… Le bandiere sono partite poco dopo le 8.30 dal parcheggio davanti al Pala Molza. “I cento passi” cantavano le loro voci e cento erano anche i piedi che s’alternavano sui ciottoli di via Emilia Centro.

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“Le nostre scuole non sono aziende, la scuola pubblica non si vende”, il primo dei cori. Verso le 9 l’arrivo in piazza Grande, scandito dalla canzone “Another brick in the wall” dei Pink Floyd. «Intendiamo distruggere i muri che non vanno bene - ha spiegato Camilla - per tirare su muri nuovi». Poi è iniziata l’assemblea. Una giovane, che ha conosciuto il giornalista antimafia Pino Maniaci, ha esortato alla massima attenzione in città Riflessioni anche su immigrati, Europa, diritto allo studio. Sul terzo punto tante le convergenze, a partire dal Sindacato pensionati italiani della Cgil. Lo Spi ha chiesto «edifici adeguati, meno alunni nelle classi, obbligo sino ai 18 anni, più personale per i disabili e più tempo per i laboratori».

Per Libera «una scuola-azienda non fa paura alle mafie, anzi può essere loro amica: alcuni imprenditori possono prendere contatto». Secondo Legambiente la legge 107 «non affronta problemi reali come dispersione scolastica e disoccupazione». «La scuola pubblica, sancita dalla Costituzione, non è un lusso - ha detto William Garagnani, vicepresidente provinciale dell’Anpi - ma un bisogno vero della società». «Si riveda il principio dell’alternanza scuola-lavoro», ha esortato Claudio Riso, componente della Cgil provinciale. Alla fine, i ragazzi hanno scritto in “mattoni” le proposte in un cartellone. C’è una parola che colpisce e sarà una delle richieste già da un’assemblea in programma venerdì prossimo: “Rispetto”. (g.f.)

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