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Ecco due milioni di euro per sanare le case popolari di Modena

di Gabriele Farina
Ecco due milioni di euro per sanare le case popolari di Modena

A Modena sarebbero necessari 57 interventi minori e 28 di grande entità I soldi non li coprono tutti, per cui è necessario procedere con una graduatoria

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MODENA. Oltre due milioni di euro per risanare le case popolari modenesi. Li ha annunciati il vicepresidente della Regione, Elisabetta Gualmini.

«Il governo ha stanziato 35 milioni di euro con il piano Lupi - ha spiegato l’assessore a welfare e politiche abitative - poi la Regione ha aggiunto cinque milioni. A Modena servono 57 interventi di piccola entità e 28 di grande entità. Non li copriremo tutti, ma sono stati finanziati più di due milioni di euro. Faremo una graduatoria». Intervenuta a un tavolo dell’Acer presso la Palazzina Pucci, la politologa modenese ha delineato un quadro dalle tinte poco allegre da Piacenza a Rimini. «La casa sta diventando la componente più importante della vulnerabilità - ha aggiunto Gualmini - ed è un elemento di debolezza che spesso spiega la caduta nella povertà. In Emilia Romagna oltre 66mila nuclei familiari vivono in condizioni di povertà assoluta». Anche le caratteristiche della maggior parte dei nuclei fanno riflettere. «Sono padri di famiglia - ha delineato l’assessore - o figure di riferimento sotto i 35 anni, le condizioni sono aggravate se hanno minori, spesso vivono in affitto. L’ultima variabile incide più della perdita del lavoro».

Gualmini percepisce un rischio di “scoesione” sociale anche per il numero sempre più alto di persone, «spesso della terza e quarta età», in difficoltà con le spese per la casa (condominio incluso). Inoltre, l’indebitamento è cresciuto «in modo molto sensibile, come mai s’era visto in Italia». Quali sono i “nostri” numeri? «A Modena e provincia il disagio abitativo riguarda oltre 20mila nuclei familiari - ha detto Marco Corradi, coordinatore regionale Acer - e duemila sono in lista d’attesa». «La casa è una delle priorità assolute - ha confermato il sindaco Gian Carlo Muzzarelli - con duemila alloggi nuovi in cinque anni ci starebbero tutti». Diversa la strada indicata dal vicepresidente della Regione. «A fatica potremo costruire edifici nuovi - ha sostenuto Gualmini - la nostra idea è compattare quanto prima il patrimonio esistente». No a nuove costruzioni sia da Corradi («Intercettiamo migliaia di appartamenti vuoti») sia da Luca Talluri. «L’edilizia residenziale sociale (Ers) va fatta sul patrimonio esistente vuoto - ha detto il secondo, presidente nazionale Federcasa - non con un altro giro di gru. Altrimenti si chiamano politiche industriali, non disagio abitativo».

Possibili soluzioni per l’assessore? Interventi assistenziali, stimoli a economia, Ers, fondi per l’affitto e la morosità incolpevole. «Chi può uscire dall’Erp deve farlo - ha riconosciuto Gualmini - è un problema di equità. Le rotazioni sono nell’ordine dei millesimi, ma le case popolari non sono un vitalizio. Ci sono oltre 35mila nuclei familiari che in Regione restano fuori». Per lei è stato fondamentale «abbassare la soglia di reddito per uscire dall’alloggio popolare». Una scelta criticata da Muzzarelli, per cui serve piuttosto un’operazione d’attacco. «Non sopporto di andare in case ghetto - ha ripreso il sindaco - se lasci i superpoveretti nelle case popolari altro che mediazione sociale serve un nuovo piano casa forte a livello nazionale.

A Modena ci sono 700 sfratti all’anno e 700 famiglie in lista d’attesa. Quelle case avranno un costo zero perché sono di classe C e la gente comprerà case di classe A+. L’Agenzia per la casa deve accompagnare le persone nel percorso esterno affinché vivano con dignità». Il vicepresidente, da parte sua, ha difeso la scelta dei tre anni di residenza per accedere all’edilizia residenziale popolare. «Esiste un turismo del welfare - ha aggiunto Gualmini - è giusto ci sia un minimo d’inserimento nel territorio». Nessuna novità di rilievo per il bando sulle giovani coppie. Il fondo per la morosità incolpevole prevede circa 4 milioni di euro, «ma dobbiamo ancora lavorare». Richiesta dall’assessore maggiore velocità per l’Erp, «sia per gli sgomberi sia per gli ingressi». Per Andrea Casagrande servono politiche abitative diverse. «Avremo 3,7 milioni dal governo - ha concluso il presidente Acer - “spalmati” in dieci anni per rimettere a posto gli appartamenti. Chiediamo un’accelerazione».

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