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I cento falsi disoccupati delle due coop

I cento falsi disoccupati delle due coop

Assunzioni e licenziamenti fittizi per incassare i sussidi: sei misure cautelari e una raffica di denunciati nella Bassa

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CONCORDIA. Quando ieri mattina i dipendenti e gli avventori del Comune hanno visto un eccezionale via vai di carabinieri e di persone sottoposte a restrizione nella adiacente caserma, tutti hanno pensato ad una nuova ondata di arresti legata alla Cpl.

E invece si trattava di un’altra altrettanto sconcertante operazione dell’Arma, che ha portato alla luce una organizzazione che truffava l’Inps, con assunzioni e licenziamenti fittizi di decine e decine di persone - finora oltre 100, ma le indagini sono ancora in corso - per ottenere sussidi di disoccupazione non dovuti.

Le indagini sono partite dai militari della stazione di Concordia, gli stessi che ieri mattina con l’ausilio dei colleghi della Compagnia di Carpi hanno dato esecuzione all’ordinanza di applicazione di misure cautelari contro le persone accusate di associazione per delinquere finalizzata alla truffa e alla tentata truffa all’Inps per il conseguimento di erogazioni pubbliche. L’ordinanza è stata emessa al Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Modena, dottoressa Eleonora De Marco, su richiesta del pubblico ministero, dottor Marco Imperato, che ha coordinato le indagini condotte dai carabinieri. Quattro persone, residenti tra Cavezzo, San Possidonio e Poggio Rusco, sono state sottoposte alla misura degli arresti domiciliari, mentre a carico di altre due, una delle quali tuttora irreperibile, è stata emessa invece la misura dell’obbligo di dimora.

I militari hanno arrestato tre dei primi quattro che ancora era buio, ma quando li hanno condotti nella caserma provvisoria accanto al municipio, ben presto sono stati riconosciuti dalla gente di passaggio e dagli impiegati del Comune. Il quarto arrestato ha ricevuto la notifica del provvedimento in carcere: si tratta di Renato Corvino, 49 anni, già noto per essersi spacciato come emissario del clan camorisstico di Sandokan, mentre tentava estorsioni.

Gli altri tre sono volti noti: in molti hanno riconosciuto Danny Corvino, 21 anni, figlio di Renato, e soprattutto Cinzia Mascherini di San Possidonio, anche se ora abita a Cavezzo. Il quarto, anche se carabinieri non hanno profferito parola con i presenti, è un 50enne di Poggio Rusco. In caserma, c’era anche un immigrato storico dal Marocco, un 50enne che risiede tra Sermide e Poggio ed è titolare di una delle due coop usate dall’organizzazione per le false assunzioni. L’altro, titolare di una cooperativa con sede a Ferrara, è tuttora ricercato.

Dalle certosine indagini condotte per mesi è emerso che i primi quattro - presumibilmente con la regia di Corvino - avevano organizzato una sorta di agenzia di lavoro, rintracciando decine di persone compiacenti, e «approfittando del loro stato di bisogno provocato da contingenti ed attuali difficoltà economiche», spiega una nota dei carabinieri.

A questi disoccupati veniva proposto di fornire i documenti personali «per essere assunti fittiziamente da due piccole cooperative senza mai effettivamente prestare lavoro e, dopo un certo periodo di tempo, essere licenziati allo scopo di percepire indebitamente il sussidio di disoccupazione, che sarebbe stato poi equamente spartito per metà al finto lavoratore e l’altra metà agli organizzatori».

Il sussidio ottenuto indebitamente variava in base ai periodo di assunzione, «da un minimo di 400 euro ad un massimo di 1.000».

L’organizzazione era riuscita ad accordarsi con almeno cento persone. L’ammontare totale incassato ai danni dell’Inps di Modena, Mantova e Ferrara - dove venivano presentate le domande di sussidio - è di 230.000 euro, soldi truffati nell’arco di un anno, da luglio 2013 a luglio 2014. Parliamo quindi di un periodo limitato oggetto di indagine. «Le posizioni sono state aperte e chiuse in momenti diversi», hanno spiegato ieri a Modena il comandante provinciale, colonnello Stefano Savo e il comandante della compagnia di Carpi, capitano Vito Grimaldi, anche perché il sussidio di disoccupazione dura circa 8 mesi. Quindi non è escluso che fosse previsto il successivo coinvolgimento di altre piccole cooperative compiacenti, oltre a quella di Ferrara che si occupa di lavori in muratura e pulizie, e l’altra di Poggio Rusco che opera sia nel settore delle serre agricole sia nel montaggio di prefabbricati.

Ma la truffa poteva avere ben altre proporzioni: nel periodo oggetto d’indagine ben 74 persone, quasi tutti italiani e residenti nelle Province di Modena e Mantova hanno fornito la propria disponibilità a truffare l’Inps, benché di fatto solo in 28 hanno effettivamente percepito i contribuiti. Le attività investigative dei carabinieri di Concordia hanno infatti permesso ai di segnalare tempestivamente all’Inps le irregolarità e bloccare sul nascere le altre erogazioni, che senza queste segnalazioni dell’Arma sarebbero tranquillamente ammontate a qualche milione di euro.

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