«Facevo il prestanome per i truffatori del fisco»
Le carte dell’inchiesta dalla Finanza che ha condotto in carcere pure un sassolese «Spostavo grandissime somme di denaro, e avevo paura di essere rapinato»
«Tengo a precisare che faccio solo il prestanome. Non ho mai avuto a che fare con questa società».
Sono le parole con cui il sassolese Angelo Magri, 76 anni, si era giustificato con gli inquirenti, che lo hanno arrestato ad aprile nell’ambito dell’Operazione Plafond della Guardia di Finanza, coordinata dalla Procura della Repubblica di Modena, con sei ordinanze di custodia cautelare (4 in carcere e 2 agli arresti domiciliari) nelle province di Modena, Reggio, Bologna e Padova. I sei erano accusati di essere parte di un'associazione a delinquere costituita per commettere bancarotte fraudolente e reati fiscali. In questi giorni a Reggio sono trapelati i contenuti dell’ordinanza, specie la posizione e il ruolo di Magri, cui sono stati concessi gli arresti domiciliari. Magri, ex camionista, era pagato dall’organizzazione con uno stipendio da 1500 euro al mese, forse meno, ma avrebbe incassato anche una “tredicesima” da mille euro, per un lavoro inziato cinque anni prima.
“Stipendi” in contanti, per gestire altre partite di denaro tutte in contanti: «Sono stato rapinato dei soldi già due volte, rischio la vita a girare con quei soldi al seguito, quando uso l’auto vado veloce e tengo sempre le porte chiuse», aveva dichiarato negli atti vagliati dal giudice. Il suo compito più importante era gestire la movimentazione di un conto corrente dell’organizzazione, attivato presso un’ufficio postale di Reggio città. Dove transitavano assegni anche superiori ai 100mila euro, secondo la ricostruzione degli inquirenti resa pubblica da un quotidiano reggiano. Magri al momento dell’arresto era titolare della BServizi srl, ma per gli inquirenti era di fatto la testa di cuoio di Maurizio Foroni di Castelnovo Sotto. La società di Magri risulta trasferita all’estero dal dicembre 2012, eppure secondo l’ordinanza del gip modenese Andrea Romito «Angelo provvedeva alla movimentazione di un numero impressionante di assegni».
Come noto, l’inchiesta aveva preso in considerazione anche il suicidio di un modenese di 63 anni, quale conseguenza del vorticoso giro di denaro e pasticci per fatture per operazioni inesistenti da oltre 100mila euro, emesse a favore degli arrestati e che il suicida non poteva giustificare. L’indagine per associazione a delinquere e reati fiscali si era concentrata su due aspetti. Da una parte false esportazioni di prodotti elettronici, per evadere l’Iva e venderli invece in Italia, per un bottino di circa 20 milioni di euro. Dall’altra un giro di false fatturazioni su operazioni inesistenti. Le indagini sono ancora in corso (oltre ai sei arrestati, tra cui un reggiano residente a Bastiglia, c’erano una quindicina di indagati) e a giorni si attendono atti conclusivi.
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