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Murales e graffiti, storia della street art di Modena

di Marcello Radighieri
Murales e graffiti, storia della street art di Modena

Il fenomeno degli anni Novanta ha colorato strade e palazzi della città di Modena e provincia. Ne ripercorriamo la storia

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MODENA. Al Pala Molza, presso la Polisportiva Villa d’Oro, sui basamenti del sotto cavalcavia Cialdini. E ancora, sugli edifici abbandonati del comparto ex Amcm e sulle serrande di via Carteria. Negli ultimi anni anche Modena ha conosciuto il fenomeno dei murales. A partire dalla fine del secolo scorso i muri della città hanno iniziato a popolarsi di scritte e disegni, sulla scia delle metropoli del nord e della più vicina Bologna. Dalle “tag” dei graffitari locali alle opere di artisti quotati a livello internazionale, passando per l’onnipresente “059”, sono ormai diversi i siti decorati dalla “street art”.

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A partire da quello che è ormai considerato come il “luogo storico” dei graffiti modenesi: il sottopassaggio pedonale di Ponte Alto, concesso dal Comune alla fine del secolo scorso. Dal 1997 in avanti, infatti, numerosi artisti, locali e non, hanno impresso le proprie opere su queste pareti. È, a tutt’oggi, uno degli esempi più completi di “graffitismo” organizzato e legale in città. È nel 2002, comunque, che la scena locale fa un vero e proprio salto di qualità. In quell’anno, infatti, viene fondata “Icone”, «uno dei primi e più longevi festival italiani di writing e street art».

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In sostanza, una rassegna che andrà avanti per oltre un decennio, acquisendo nel tempo una certa considerazione anche a livello internazionale. Sia chiaro: di scritte, scarabocchi e disegni sui muri Modena ne era già piena, e continuerà ad esserlo. Ma è probabilmente grazie alle dieci edizioni di “Icone” che vengono dipinte gran parte delle opere murarie più significative della provincia provinciale. La prima edizione viene affidata a Olivier Kosta Théfaine, in arte “Stak”, artista francese che battezza il sottocavalcavia Razzaboni – che poi sarebbero i basamenti su cui poggia il ponte Cialdini.

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Un’area che, sia da una parte che dall’altra della ferrovia, è destinata a diventare una delle più importanti in città in materia di murales. Nel tempo le pareti ospiteranno, tra gli altri, i lavori di Etnik, Francesco Barbieri, BizzarDee. Basta poi spostarsi di qualche centinaio di metri per trovare un altro “tempio” della street art modenese. Il Pala Molza concederà le sue ampie pareti vuote a diverse edizioni di “Icone”. E verrà ripagato con opere firmate da artisti di fama internazionale. Dal “Senso unico” di Escif, disegnato nel 2009 sul precedente “coccodrillo” di Blu, ai lavori di Honet e Finsta, fino al disegno firmato a quattro mani dalla colombiana Bastardilla e da Ericailcane in occasione del Festival della Filosofia del 2013.

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Porta il tocco dell’artista bolognese anche la gigantesca “piovra” che si affaccia su viale Monte Kosica, realizzata insieme allo stesso Blu. Proprio quest’ultimo, citato nel 2011 dal “The Guardian” nella top ten dei writer a livello mondiale, si è reso protagonista di diversi interventi in città. In alcuni casi capaci di suscitare anche qualche polemica.

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Come nel 2004, quando toccò intervenire sul “gigante del Pala Molza”, cui spuntava una testa dai pantaloni. O come nel caso dell’opera raffigurante un essere umano nell’atto di partorire un uovo, realizzata qualche anno prima su una parete del comparto Amcm. Un paio di mutande ha risolto la querelle in ambo i casi. La sede abbandonata dell’ex azienda municipalizzata è, comunque, uno degli ultimi grandi “poli” di opere.

Proprio nella parete di fronte al Teatro delle Passioni si trova “l’albero” di Ozmo, realizzato durante l’ultima edizione di Icone. Ma le diverse strutture ospitano anche diversi interventi di Os Gemeos, che si inseriscono in una più ampia cornice di scritte e disegni anonimi e “spontanei”. Un variegato mix che unisce graffiti, semplici frasi e vere e proprie opere di street art, la cui sorte è legata a doppio filo a quella dell’intero comparto.

Nel corso delle diverse rassegne, “Icone” ha toccato diversi altri punti della città, soprattutto lungo la fascia ferroviaria. Si trova infatti sotto il ponte del “Gigetto”, proprio davanti al Muzik Off, l’opera di Emiliano Properzi. E utilizza i muri di sostegno di un cavalcavia – il Ciro Menotti, in questo caso – anche il grosso murales realizzato a più mani dagli artisti Wilma, Grom, REQVIA e Rune nel 2005. Un discorso a parte meriterebbero i disegni pensati da bambini e realizzati nel sottopassaggio della stazione ferroviaria che sbuca a Porta Nord, mentre altri interventi targati “Icone” si affacciano sulla ciclabile di via Neviani, sulle pareti della palestra in via del Lancillotto e, infine, nel cavalcavia della tangenziale all’altezza di via Finzi. Ma anche a Vignola, a Sassuolo, a Castelfranco. E in diversi paesi del cratere sismico – Finale Emilia, Camposanto, Cavezzo, solo per citarne alcuni. Si perché l’ultima edizione della rassegna, tenutasi nel 2013, è stata interamente dedicata alla Bassa colpita dal terremoto. “Icone 5.9” ha richiamato sul territorio diversi artisti di fama nazionale ed internazionale, nel tentativo di richiamare l’attenzione su una ricostruzione che, ad un anno dal disastro, stentava a ripartire.

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