Gazzetta di Modena

Modena

«Con lui in tutto il mondo per le nostre sfide a carte»

Giulio Bonacini, “Bollà”, faceva parte dei “compagni di briscola” di Luciano «Ci voleva sempre nelle sue tournée. E in teatro, tra un atto e l’altro, si giocava»

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MODENA. «A me e agli altri amici della briscola manca tanto Luciano, ora avrebbe 80 anni e saremmo sempre qui a giocare a carte». Parla “Bollà”, l'82enne modenese Giulio Bonacini, uno degli amici della briscola che accompagnava Pavarotti in giro per il mondo insieme a Giorgio Maletti detto “Giurgin” e Luciano Ghelfi detto “al colonell” per il portamento ancora oggi austero. Immaginate la scena: Big Luciano, per distrarsi, voleva giocare anche tra un atto e l'altro delle sue performance, e così gli addetti di scena montavano il tavolino con questi “ragazzi” a due passi dalla scena di un qualunque teatro in giro per il mondo.

Bonacini lei ha conosciuto Luciano da bimbo vero?

«Sì eravamo davvero piccoli, giocavamo in San Faustino e Luciano veniva a giocare nel nostro cortile perché sua mamma faceva la paltadòra e lavorava alla Manifattura Tabacchi. Noi passavamo il nostro tempo a saltare i fossi e a giocare nei prati dalle parti dell'attuale via della Pace. Per alcuni anni non ci vedemmo, ma la nostra amicizia durò tutta la vita e vidi Pavarotti l'ultima volta nella sua casa di Santa Maria dove oggi Nicoletta ha aperto la casa museo, era il 6 settembre 2007 e poche ore dopo sarebbe spirato».

Voi amici lo avete accompagnato dappertutto.

«Esatto, soprattutto negli ultimi dieci anni della sua vita e ci voleva sempre in tournée con lui. Ricordo che al tempo io, che di mestiere facevo il rappresentante e giravo l'Italia, ero in pensione ed ero spesso da mio nipote Carlo Bonacini presso la sua Artestampa in via Ciro Menotti. Quando arrivavo e gli dicevo che Luciano ci voleva un paio di mesi con lui dall'altra parte del mondo aveva una faccia... Ricordo che mi diceva di fare fotografie perché, dice lui, prima o poi racconteremo in un libro questa straordinaria esperienza di amicizia».

Lei avrà mille aneddoti da raccontare.

«Uno molto bello avvenne a Pechino, nel 1986, quando Pavarotti era Rodolfo nella Boheme. Siamo in Cina il albergo e a noi amici Luciano ci fa: ma avete un vestito adatto che io vado sul palco vestito d'oro? Noi avevamo degli abiti ovviamente, ma lui volle convocare il più noto sarto di Pechino che in 24 ore ci prese le misure e confezionò abiti nuovissimi, a Luciano piacquero molto tanto che invitò il sarto e la sua famiglia a teatro. Abbiamo delle foto con loro in prima fila tra gli alti dignitari cinesi, tutto molto divertente».

Un altro aneddoto?

«Mi permette di ricordare l'amore di Big Luciano per la sua città e il cibo modenese visto che lui ci chiedeva sempre quando partivamo di mettere in valigia parmigiano e aceto balsamico. Una volta, in aeroporto per raggiungerlo alle Barbados avevamo vasetti di salsa con molto aglio per i bolliti: il controllo alla dogana ne ruppe uno e per tutto l'aeroporto si sparse l'odore di salsa alla modenese». (s.l.)

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