Gazzetta di Modena

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Bassa modenese, una ricostruzione “senza speranza”?

di Alberto Setti
Bassa modenese, una ricostruzione “senza speranza”?

Tecnici bloccati dalla burocrazia e pagamenti impossibili per gli artigiani. Sale la protesta. «I cittadini vadano dal giudice»

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«Mi hanno detto che ero l’ennesimo tecnico che chiamava per lamentarsi dei decreti “sal” tagliati, per cui deduco che sia diventata la regola comportarsi in questo modo».

È partita così, con la segnalazione di un tecnico che opera nella Bassa dopo una telefonata agli uffici tecnici competenti, la nuova diatriba dei “Senza speranza”, come l’hanno ribattezzata. Senza la speranza di trovare una soluzione equa e condivisa sui rimborsi e sulla gestione della ricostruzione.

Perchè, al di là dei tagli dei nastri e delle rassicurazioni, “sottofoglia” sta covando una crescente grande preoccupazione tra tecnici e imprese che si sono impegnati in quello che sempre più è un terreno minato. Così minato che c’è chi rifiuta ormai sistematicamente - tecnici ed imprese - di lavorare alla ricostruzione.

I tecnici denunciano burocrazia assurda, fatta di contestazioni, di questioni pretestuose e dilazioni di ogni sorta per non evadere i versamenti da parte della Regione. Gli artigiani sussurrano invece sottovoce persino di richieste di pagamenti per poter avere un lavoro, e gridano sui mancati pagamenti a lavori fatti. Specie tra quegli artigiani e le imprese che pur di ottenere i lavori hanno praticato prezzi impossibili.

L’impressione generale è ormai che i soldi promessi non ci siano e che alla fine ci rimetteranno tecnici, imprese, artigiani, soprattutto i cittadini, lasciati a scannarsi tra di loro. Tranne, s’intende, i più... fortunati.

In verità, tra i tecnici - architetti, ingegneri, geometri - c’è ancora chi spera nei famosi “tavoli di confronto” con le istituzioni. Ne è previsto uno il 20 ottobre, e qualcuno sta raccogliendo le segnalazioni e le lamentele. Con alcuni casi clamorosi, ad esempio il blocco di un sal (un pagamento) per la mancata consegna di documentazione che invece è stata inviata mesi fa, o con una richiesta di documentazione superflua e mai richiesta prima.

Ma altri cominciano ad essere sfiduciati: «Per molto tempo - scrive un ingegnere - ho cercato di dare una mano a me e ai colleghi, partecipando ai tavoli tra Ordine e Regione. Ho lavorato moltissimo per migliorare la situazione, ma spesso mi sono trovato non solo a lottare contro provvedimenti assurdi della Regione ma anche contro gli Ordini professionali che mai hanno voluto essere veramente incisivi. Non si poteva disturbare troppo, così non ci vado più. Inoltre è da mesi che una vera discussione su quei tavoli non c’è, in quanto non c’è la componente politica che possa prendere impegni a cambiare. Quindi per non farmi sopraffare, anche a livello di salute fisica e mentale, ho dovuto cambiare approccio. Presento al committente (i cittadini ndr) un quadro chiaro e completo di tutto quello che non torna nelle pratiche, tempi, tagli, oneri documentali..., poi chiarisco che io sono il tecnico e quello che mi spetta lo faccio, a loro la decisione di prendersi un avvocato che li tuteli. Non trovo altra via».

Un altro tecnico (omettiamo i nomi per prevenire il rischio di ritorsioni burocratiche, che alcuni denunciano di avere puntualmente subito) condivide il “senza speranza”.

«È la speranza che ad oltre tre anni dal terremoto si continua a nutrire pensando che Ordini/Comitati/Associazioni/Tavoli facciano qualcosa ... è vero che potrebbero fare e tanto tempo hanno avuto... ma se il risultato è questo non solo non hanno fatto nulla (e me lo auguro, poichè se hanno fatto e questo è il risultato è ancor più grave, essendo palese l’incapacità) ma hanno contribuito affinche le cose andassero proprio così». Così si torna al dunque: devono essere i cittadini a promuovere azioni legali, denunce, ricorsi, azioni di risarcimento: «L’attore principale di questo film è il terremotato per cui è lui il primo a dover reagire, anche sotto il profilo giuridico...». Tanto che tra i tecnici che operano nella Bassa per il terremoto c’è chi suggerisce denunce alla Procura della Repubblica, visto che anche la nascita di un comitato di professionisti (sono circa 130 quelli che hanno aderito) ha portato alla solita granitica risposta che a sbagliare sono i tecnici privati. Risposta formulata per la verità prima che - dopo inchieste e proteste di alcuni cittadini - finissero indagati anche sindaci e tecnici comunali.

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