Quando il Novi Sad diventa un velodromo
Ancora gravi le condizioni del pedone investito. Proteste per le corse dei ciclisti e i soccorsi ostacolati
Quello di domenica scorsa al Novi Sad non è stato certo un incidente tra un normale pedone e super ciclista. Per “super” si intende uno di quelli con tutina in materiale tecnologico, casco, cronometro e pedalata da record e ovviamente in sella ad una due ruote da migliaia di euro. In sella alla bici, che si era fatto prestare da un amico c’era un pakistano 20enne di quelli che stazionano sulle tribune del parco, a Modena da settembre, un profugo in attesa che la sua domanda sia accettata. Percorreva l’anello verso viale Molza mentre il pedone, un turco, attraversava, per intenderci, dal Bamboo all’ingresso dell’università. Uno scontro forte, violento, nel quale il pedone ha avuto la peggio L’uomo è ricoverato all’ospedale di Baggiovara, in neurorianimazione, per un trauma cranico. Già dimesso invece il pakistano. Questo incidente però ha dato il via a parecchie segnalazioni, telefonate e commenti sui social. In queste veniva sottolineata la pericolosità dell’anello dovuta alla presenza di parecchi amanti delle due ruote che hanno scambiato quella zona per un vero e proprio velodromo. In tanti raccontano che sfrecciano incuranti di passanti, di famiglie con passeggino, pedoni che sono a rischio a causa di questo sopraggiungere di bolidi silenziosi. Un testimone dell’incidente dell’altro pomeriggio, scrive: «Il Novi Sad viene scambiato per un velodromo e mi meraviglio che di questi incidenti se ne registrino pochissimi».
Ma il testimone evidenzia un altro problema, forse ancor più grave: «Le ambulanze e l'auto medica - scrive - hanno dovuto circumnavigare dall'esterno il Novi Sad prima di trovare un accesso libero per entrarvi, il parcheggio selvaggio davanti ad ogni varco impediva il transito». Frase ricorrente di parecchi: «Come gli automobilisti sono soggetti a sanzioni se infrangono il codice stradale, la stessa regola deve valere anche per i ciclisti che sfrecciano come dei matti spesso anche fuori dalle piste ciclabili».
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