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Si trasferisce in Israele a studiare la teologia

di Alfonso Scibona
Si trasferisce in Israele a studiare la teologia

Il 27enne Simon Pietro De Liso va a Gerusalemme per specializzarsi all’università: «Vocazione»

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Cosa spinge un giovane under 30 a lasciare Sassuolo per Gerusalemme?

Simon Pietro De Liso, ex collaboratore del nostro giornale, classe 1987, diploma liceale e laurea breve in teologia a Roma, dopo alcune esperienze lavorative in aziende di abbigliamento sportivo, ha deciso di fare la “specialistica” in teologia proprio a Gerusalemme.

«Da settembre mi trovo in Israele - racconta lo stesso Simon Pietro - Approfondirò teologia e studierò lingue antiche (greco koiné e ebraico antico), oltre all’ebraico moderno. È una scuola francofona, si comunica in francese e la maggior parte degli studenti vengono da aree francesi (Francia, Belgio, Svizzera, Isola della Riunione, Nuova Caledonia, Benin, Martinica, Costa d’Avorio) ma non mancano le eccezioni con 5 italiani (di cui 4 emiliani), una brasiliana, una giapponese».

Cosa ti ha spinto a fare l’esperienza a Gerusalemme?

«Il percorso, Dio volendo, durerà tre anni; sono un credente evangelico pentecostale e mentre mi trovavo in Italia ho servito Dio nella chiesa di Fiorano, occupandomi del gruppo giovanile e della formazione teologica dei credenti. Direi che si tratta di una “vocazione”, ho sentito nel cuore la spinta divina a compiere il passo ed ho seguito la strada indicatami dall’alto».

Quali sono le condizioni ambientali nella città, a fronte delle notizie che arrivano in Italia?

«Gerusalemme è una città unica nel suo genere, non ne esiste un’altra uguale. Una sola città, mille gruppi diversi. Basti pensare che nella sola città vecchia ci sono quattro quartiere differenti: ebrei, arabi, cristiani e armeni, obbligati a convivere a pochi metri gli uni dagli altri. Come tutti sanno ebrei ed arabi combattono quotidianamente tra loro. Quello che meno si sa è che anche i cristiani combattono tra loro per il controllo dei siti religiosi, in quanto ognuno vuole affermare il proprio dominio. Ricordo quando, presso la Chiesa del Santo Sepolcro, i preti cattolici, ortodossi e armeno-apostolici si sono picchiati, generando una scena deplorevole».

A Gerusalemme giochi anche a calcio.

«Con i compagni di secondo e terzo anno ho partecipato al consueto match che la facoltà organizza contro una squadra semi-professionista di Gerico. Appuntamento fisso, negli anni l’FTJ non era mai riuscita a vincere, ma stavolta ci siamo imposti 5-4. A fine gara festa modello Champions!».

Hai trovato anche il modo per comunicare via internet.

«Ho avuto l’idea di aprire un blog, per aggiornare famiglia e amici, si chiama www.gerusalemme.in».

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