Gazzetta di Modena

Modena

La protesta degli esodati davanti alla prefettura

di Saverio Cioce

Modena. Presidio di Cgil, Cisl e Uil, un documento inviato al premier Renzi «La legge va cambiata, troppe ingiustizie contro chi ha lavorato una vita»

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MODENA. «Ma no, ancora addosso alle pensioni? Tutti a prendere dalle nostre tasche? Adesso basta! Appena gli industriali chiedono sgravi, esenzioni, finanziamenti e meno tasse subito Renzi approva a tamburo battente tutto quello che viene chiesto. E noi lavoratori dipendenti che teniamo in piedi l’Italia, pagando tutte le tasse ci dobbiamo anche rimettere le pensioni?»

Anche lui, Gianfranco, una vita in officina come saldatore e poi “sulla linea”, l’idea di vedersi spostare l’età della pensione dopo 39 anni di versamenti fa venire i sudori freddi. Assieme a lui, ieri mattina davanti alla Prefettura, c’erano più di cento persone che accompagnavano i segretari di Cgil, Cisl e Uil per portare al rappresentante del governo il messaggio dei lavoratori modenesi. Lo scontento nelle fabbriche e sui luoghi di lavoro è fortissimi: il presidio raramente è stato così affollato.

Il nodo è presto detto. È bastato che Renzi ammettesse a denti stretti che i soldi per gli “esodati” sono ancora da trovare per far scattare il tam tam della protesta. A due giorni dalla presentazione della Legge di Stabilità 2016, il documento sulle spese dello Stato, Cgil, Cisl e Uil non vogliono ripetere l’esperienza dell’anno scorso quando alle promesse di cambiamento seguì un nulla di fatto aggravato dalle minori spese per l’assistenza sociale sempre. «Non voglio più che Renzi ci prenda in giro come ha già fatto - tuona Luigi Tollari (Uil) - Pretendiamo a nome dei lavoratori che la legge finanziaria contenga delle novità per il mondo del lavoro, qui e ora. Parlo a livello personale: se anche gli altri due sindacati sono d’accordo potremo fare uno sciopero. Anche solo a livello modenese. Dobbiamo informare i lavoratori di quello che succedendo».

«Dopo il presidio ci saranno altre iniziative d’informazione - aggiunge Tania Scacchetti (Cgil) - Siamo molto preoccupati perchè la legge Fornero così com’è crea ingiustizie a catena tra le varie categorie di lavoratori. Ce ne sono alcuni che potevano andare in pensione con le leggi precedenti, altri con le variazioni e ora tutti fermi per altri anni. Quello che è peggio è che nei documenti di accompagnamento presentati anche alle autorità europee Renzi mette come dato di fatto per il prossimo triennio una disoccupazione giovanile al 40%. Ma come si fa? Se non c’è l’avvicendamento tra le generazioni, se i nuovi non entrano al lavoro i contributi per le altre generazioni chi li paga?» «Serve un intervento strutturale - fa eco William Ballotta (Cisl) - la legge Fornero va modificata per andare in pensione un poco prima ripristinando la flessibilità in uscita».

Tesi ribadite al prefetto Di Bari che si è impegnato a trasmetterle al governo, così come i suoi colleghi stanno facendo in tutta Italia dove in ogni città si stanno svolgendo manifestazioni analoghe. In basso, lungo viale Martiri, la piccola folla radunata davanti al portone resta compatta sino al ritorno dei tre sindacalisti.

Chi ha lavorato in catena di montaggio per trent’anni e aspettava la pensione a mesi scopre di aver davanti altri due anni ed è nauseato dalla politica. Poi ci sono gli esodati, 50 mila in tutta Italia, sospesi nel limbo dei senza lavoro ma senza pensione perché lo Stato non ha i soldi per pagare i contributi. «I ministri promettono ma i soldi non arrivano» dicono. E si danno appuntamento per la manifestazione di oggi a Roma.

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